A Vicenza, la rinascita dell’ex aeroporto Dal Molin dà vita al Parco della Pace, un grande intervento di rigenerazione ambientale e sociale firmato da PAN Associati ed EMF.

Attraverso una raffinata modellazione del paesaggio, il progetto trasforma l’area in una “macchina ecologica” capace di gestire le acque, incrementare la biodiversità e offrire nuovi spazi per la collettività. Un esempio di come la determinazione di una comunità possa tradursi in un’opera innovativa, capace di rigenerare territorio, ambiente e memoria collettiva.

Il Parco della Pace visto dall’alto ©Nicola Ughi
Il Parco della Pace visto dall’alto ©Nicola Ughi

Macchina ecologica

La vicenda prende forma nell’area dell’ex aeroporto Dal Molin di Vicenza. Dopo la chiusura dello scalo nel 2008 e la realizzazione di una base militare americana nella porzione occidentale, il movimento No Dal Molin promosse una mobilitazione che portò, nel 2011, alla cessione della parte orientale al Comune per la creazione di un grande parco pubblico. Il nome Parco della Pace racchiude il significato dell’intervento: un luogo nato dal dialogo e dalla partecipazione civica, dove ingegneria, ambiente, cultura e socialità convivono in una “macchina ecologica” fondata sulla cooperazione tra uomo e natura.

Aerofotogramma prima dell’intervento ©PAN Associati
Aerofotogramma prima dell’intervento ©PAN Associati

Parco, giardino e porta est

Progettato da PAN Associati con EMF Estudi Martin Franch, Franco Zagari, ITS Engineering Company e Claudio Bertorelli, il Parco della Pace è una grande infrastruttura paesaggistica articolata in tre elementi: il Parco, il Giardino centrale e la Porta Est. Al centro del progetto c’è l’acqua, governata attraverso una rimodellazione low-tech del terreno che sfrutta la falda superficiale per creare un sistema di canali, bacini e aree vegetate.

Grazie a barriere, cascatelle e fitodepurazione, il parco è in grado di trattenere e rilasciare lentamente fino a 100mila metri cubi d’acqua, contribuendo alla protezione della città dalle alluvioni.

Planimetria di progetto ©PAN Associati
Planimetria di progetto ©PAN Associati

Per raggiungere questo obiettivo sono stati movimentati circa 240mila metri cubi di terra, utilizzati sia per modellare il paesaggio sia per valorizzare le stratificazioni geologiche e archeologiche emerse durante gli scavi, tra cui un’officina romana e un sito neolitico. Il terreno ricavato è stato interamente riutilizzato in loco, creando nuove morfologie e punti di osservazione all’interno del parco.

Paesaggio naturale e agricolo ©Nicola Ughi
Paesaggio naturale e agricolo ©Nicola Ughi

Geometrie lineari

La stessa attenzione è stata data anche all’integrazione nel contesto territoriale e dell’aeroporto stesso. Non solo attraverso la scelta formale di utilizzare geometrie lineari che da una parte richiamano alla rigidezza dell’infrastruttura in sé e dall’altra il paesaggio rurale vicentino, ma anche attraverso la conservazione degli elementi aeroportuali: la pista e i percorsi esistenti sono stati preservati e integrati con la rete dei nuovi sentieri; alcuni degli edifici e capannoni presenti sono stati riconvertiti in un museo dedicato all’aviazione, uno spazio polifunzionale e nel centro amministrativo e gestionale del parco.

Fase di scavo ©Nicola Ughi
Fase di scavo ©Nicola Ughi

Mentre per quanto riguarda il confine di 1800 metri con la base, il progetto non cerca di mitigare o nascondere l’imponente fronte militare, ma al contrario vuole trasformare i vincoli in punti di forza.

Fase di sbancamento ©Nicola Ughi
Fase di sbancamento ©Nicola Ughi

Infatti, la fascia di rispetto di 45 metri lungo il confine, dove vige il divieto assoluto di edificazione, viene convertita in un asse verde a prateria, monumentale e rettilineo, che richiama esplicitamente le storiche proiezioni territoriali del parco di Versailles di Le Nôtre, finendo poi con la pista di atterraggio, brutalmente troncata dal processo di parcellizzazione, che funge da centro per eventuali concerti o eventi.

Da hangar a piazza coperta

Questa grande infrastruttura si offre così a una pluralità di funzioni permanenti e temporanee, configurandosi come un polo per il tempo libero, lo sport, la cultura e l’educazione alla pace. Il fulcro di questo dinamismo è la Porta Est, l’ingresso principale dove un ex hangar è stato riconvertito in una grande piazza coperta e flessibile attorno alla quale gravitano i vari edifici.

Recupero degli edifici esistenti ©Nicola Ughi
Recupero degli edifici esistenti ©Nicola Ughi

Muovendosi verso l’interno, il cuore del parco ospiterà il precedentemente citato Giardino centrale, dedicato al gioco dei bambini e alla memoria, mentre i grandi prati e le piazze pavimentate accoglieranno attività ricreative come il volo di aquiloni e aeromodelli, il pattinaggio e impianti sportivi per basket, pallavolo, calcio e rugby.

Anche l’acqua partecipa a questa vivacità grazie al canale del Chilometro, adatto alla canoa, il tutto interconnesso da una rete di oltre 8 chilometri di sentieri, passerelle e guadi che collegano le zone più attive a quelle più intime. L’intera struttura, dotata di ampi parcheggi interni e collegata alla rete ciclabile comunale, garantisce un’accessibilità totalmente sostenibile.

Pista e confine con la base militare ©Nicola Ughi
Pista e confine con la base militare ©Nicola Ughi

Dimensione ecologica

Accanto alle funzioni ricreative, il Parco della Pace dedica la maggior parte della sua superficie alla dimensione ecologica. Prati aridi e umidi, boschi planiziali e igrofili, frutteti inselvatichiti e un fitto sistema di canali ricostruiscono habitat ormai rari, favorendo biodiversità e gestione naturale delle acque.

Integrazione di diversi elementi ©Nicola Ughi
Integrazione di diversi elementi ©Nicola Ughi

Le piantumazioni seguono criteri ecologici, lasciando ampio spazio alla colonizzazione spontanea della vegetazione, mentre le Wild Islands conservano le aree sviluppatesi autonomamente nel tempo e sono visitabili solo tramite passerelle dedicate. I tempi rallentati del cantiere hanno finito per assecondare quelli della natura: acqua, flora e fauna hanno trovato rapidamente un nuovo equilibrio.

Segnalazione dei diversi impianti di piantumazione ©EMF
Segnalazione dei diversi impianti di piantumazione ©EMF
Un aeroporto per veri volatili ©PAN Associati
Un aeroporto per veri volatili ©PAN Associati

Insetti, pesci, anfibi, rettili, piccoli mammiferi e numerose specie di uccelli hanno colonizzato il parco fin dai primi anni, trasformandolo in un laboratorio a cielo aperto dove l’ingegneria low-tech innesca processi spontanei di rigenerazione ecologica. Il Parco della Pace diventa così il simbolo di una riconciliazione tra comunità, paesaggio e natura.

di Luca Sandrini


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