Dal contrasto al caldo alla giustizia termica: perché il tema riguarda l’edilizia
Le ondate di calore stanno trasformando il modo di progettare città, edifici e infrastrutture. Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata su alberature urbane, tetti verdi, climatizzazione, materiali riflettenti e spazi pubblici ombreggiati. Ma oggi il dibattito internazionale si sta spostando verso un concetto più ampio: la giustizia termica.
A rilanciarlo è il World Economic Forum, che evidenzia come le politiche di adattamento climatico debbano essere valutate non solo per la loro efficacia tecnica, ma anche per la loro capacità di distribuire equamente benefici e costi tra cittadini, territori e generazioni future.
Per il settore delle costruzioni il tema è particolarmente rilevante. Le scelte progettuali di oggi influenzeranno infatti la capacità delle città di proteggere le popolazioni più vulnerabili dagli effetti del surriscaldamento urbano nei prossimi decenni.
Che cos’è la giustizia termica
Secondo il framework sviluppato da ricercatori di ETH Zurich, Eawag e partner internazionali, la giustizia termica rappresenta l’applicazione dei principi della giustizia ambientale alla gestione del calore urbano. La domanda non è soltanto se una misura riduca la temperatura, ma se permetta concretamente alle persone di vivere, lavorare, spostarsi e mantenersi in salute durante i periodi di caldo estremo.
Il modello si basa su cinque dimensioni fondamentali:
- distribuzione equa di benefici e rischi;
- riconoscimento delle vulnerabilità sociali;
- partecipazione alle decisioni;
- capacità delle persone di vivere e lavorare in sicurezza;
- tutela degli ecosistemi e delle generazioni future.
Il paradosso del raffrescamento: quando una soluzione crea nuovi problemi
Uno degli aspetti più innovativi del concetto di giustizia termica riguarda il cosiddetto “spostamento del rischio termico”. Molte soluzioni considerate efficaci possono infatti trasferire il problema anziché risolverlo. L’esempio più evidente è quello della climatizzazione. I condizionatori rappresentano uno strumento essenziale per proteggere la salute durante le ondate di calore, ma il loro utilizzo dipende dalla disponibilità economica delle famiglie e dall’accesso a una rete elettrica affidabile. Inoltre scaricano calore all’esterno, aumentando localmente le temperature urbane e incrementando la domanda energetica.
Secondo il World Economic Forum, durante il 2024 oltre 40 Paesi, responsabili di circa il 70% della domanda elettrica globale, hanno registrato nuovi picchi di consumo durante le ondate di calore, evidenziando la crescente pressione sulle reti energetiche.
Urbanistica e rigenerazione urbana sotto esame
Anche gli interventi di forestazione urbana possono produrre effetti inattesi. L’inserimento di nuovi spazi verdi migliora il comfort climatico e riduce l’effetto “isola di calore”, ma in alcune situazioni può aumentare l’attrattività di un quartiere, favorendo processi di valorizzazione immobiliare e innalzamento dei prezzi che spingono i residenti più fragili verso aree meno servite e più esposte al calore. Per urbanisti, progettisti e amministrazioni pubbliche diventa quindi essenziale considerare gli effetti sociali delle opere di adattamento climatico insieme alle loro prestazioni ambientali.
Edifici più resilienti e accessibili
La giustizia termica apre una riflessione anche sulla qualità del patrimonio edilizio. Le famiglie che vivono in edifici poco efficienti, privi di isolamento o esposti direttamente all’irraggiamento solare sono generalmente le più vulnerabili agli eventi climatici estremi. Allo stesso tempo, non sempre dispongono delle risorse necessarie per intervenire con opere di riqualificazione energetica o sistemi di raffrescamento. In questo quadro assumono importanza crescente gli interventi di retrofit energetico, la progettazione bioclimatica, le schermature solari, la ventilazione naturale e l’impiego di materiali in grado di migliorare il comfort termico degli edifici riducendo il fabbisogno energetico.
Le infrastrutture del caldo estremo
Secondo il framework proposto dai ricercatori, le città dovrebbero affiancare le misure emergenziali a strategie strutturali di lungo periodo. Tra le soluzioni indicate figurano:
- percorsi urbani ombreggiati;
- centri pubblici di raffrescamento accessibili;
- protezione dei lavoratori esposti;
- reti energetiche resilienti;
- edilizia accessibile e ad alte prestazioni;
- pianificazione urbana orientata alla salute pubblica.
Per il comparto delle costruzioni ciò significa integrare il rischio climatico nelle decisioni progettuali, urbanistiche e infrastrutturali, trasformando l’adattamento al calore in una componente strutturale delle politiche urbane.
Una nuova agenda per le città europee
L’Europa sta sperimentando con crescente frequenza temperature record e fenomeni estremi. In questo scenario la giustizia termica si propone come un nuovo paradigma per valutare la qualità delle politiche di adattamento climatico. Per edilizia, infrastrutture e rigenerazione urbana il messaggio è chiaro: non basta costruire città più fresche. Occorre realizzare città in cui la protezione dal caldo sia accessibile a tutti, senza trasferire i costi ambientali, sociali o economici sulle comunità più fragili.
Lucas Gobatti | Principale del framework sulla giustizia termica
«La domanda non è solo se una misura riduce la temperatura, ma se le persone possono realmente dormire, lavorare, muoversi, prendersi cura degli altri e restare in salute durante il caldo».
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