Il territorio italiano, sia nei capoluoghi che nei centri di provincia, è sempre stato disseminato di piccole e medie attività produttive integrate nei quartieri residenziali. Un tessuto economico che, per lungo tempo, è stato la ricchezza del nostro Paese, in particolare in aree come quella del Nordest, storicamente vocata all’imprenditoria manifatturiera.

Riqualificazione degli ex opifici in città

A causa di una molteplicità di fattori, fra cui la chiusura di molte attività ormai troppo piccole per reggere la concorrenza di una galoppante globalizzazione, oppure la loro progressiva delocalizzazione in nuovi agglomerati extraurbani meglio serviti dalle infrastrutture viarie, le città si sono progressivamente svuotate di opifici, generando, come effetto collaterale, la creazione di migliaia di relitti edilizi.

Che fare di questi contenitori, spesso costruiti con estrema economia di mezzi e cresciuti unicamente con logica additiva senza un vero e proprio progetto unificante?

Valorizzazione dell’esistente

È esattamente questa la situazione davanti alla quale si è trovato QB Atelier quando è stato contattato da un committente privato che intendeva convertire in residenza la vecchia sede della propria attività, ora trasferita in altro sito.

Si tratta di un contesto collocato nell’abitato di Lendinara, grande centro posto nell’area nord-ovest della provincia di Rovigo, al confine con il territorio padovano. Il fronte stradale, in cui è inserito il nostro intervento, si delinea come un coacervo di strutture disomogenee, per forma e tecnica costruttiva, che nella porzione di nostro interesse è caratterizzata da un andamento a falde che ingloba una cabina elettrica dismessa.

Un’alta cortina muraria, composta da due moduli affiancati, entrambi con tetto a capanna, priva di affacci, eccezion fatta per una porta di modeste dimensioni caratterizzata da un infisso metallico scuro. La prima richiesta della committenza è stata quella di fare tabula rasa del vecchio opificio per realizzare un nuovo organismo, ridefinendo gli allineamenti e creando nuovi affacci.

Il vivace confronto fra la proprietà e i professionisti, Filippo Govoni e Federico Orsini, fondatori di QB, ha messo in discussione tale assunto e si è quindi arrivati a scegliere di valorizzare parte dell’esistente. Quello che sembrava un limite troppo stretto e castrante, ovvero la sostanziale impermeabilità dell’affaccio su strada, che di fatto impediva una minima osmosi con il contesto, è divenuto il fulcro della composizione, che punta tutto sulla privacy e sulla definizione di un paesaggio intimo.

 Corti interne come hortus conclusus

Si è quindi partiti dal mantenimento integrale dell’involucro quasi del tutto cieco e muto, nella sua totale assenza di decori, per poi procedere con la demolizione integrale del manufatto industriale contenuto. Per il nuovo organismo si è deciso di non reintasare il vuoto così creatosi; infatti, la nuova abitazione si colloca nella sola fascia centrale della parcella creando, negli spazi residui, due corti.

La più ampia è posta fra il nuovo volume e il fronte mantenuto, la seconda, più raccolta, si trova nella parte posteriore del lotto a formare un cuscinetto con le altre proprietà. Due veri e propri hortus conclusus in cui i progettisti ricreano, grazie al verde, lo stesso effetto di meraviglia che si respira entrando in un chiostro di un convento, dove, nella simbologia monastica, s’intende riecheggiare l’immagine del paradiso terrestre.

La casa si sviluppa su due livelli limitati, superiormente, dal profilo della copertura che ripropone l’andamento a duplice capanna dell’edificio industriale demolito. Al piano terra troviamo gli ambienti giorno – ingresso, pranzo e salotto – oltre a una lavanderia, un bagno e uno studio, collocati in un annesso a un solo piano.

Non vi sono vere e proprie separazioni fra le funzioni, che vengono semplicemente suggerite dagli arredi integrati in un nucleo centrale che accoglie anche la scala. L’effetto è di estrema permeabilità, amplificato dalla presenza di un doppio volume, che corrisponde al soggiorno, e dalle facciate totalmente vetrate che proiettano gli ambienti verso il giardino principale e la corte posteriore.

Al primo piano è collocata la zona notte, svincolata da uno spazio ibrido identificato come studiolo, composta da due camere singole con bagno condiviso e da una padronale, che ha un ampio servizio dedicato.

La soluzione dei sistemi costruttivi a secco

L’esiguità dello spazio a disposizione ha determinato, come soluzione più efficace e razionale, la scelta di impiegare sistemi costruttivi a secco realizzati, in massima parte, ex opera. L’ossatura è costituita da una struttura mista in carpenteria metallica e legno lamellare, che ha necessitato di una maniacale progettazione di dettaglio per ottimizzarne gli ingombri e minimizzarne gli adattamenti in cantiere.

I tamponamenti trasparenti di facciata sono stati realizzati con infissi in alluminio, filtrati con tendaggi integrati per la parte trasparente. L’involucro esistente e le divisorie interne sono state realizzate con sistemi in cartongesso.

Tutti i muri di cinta sono trattati con supporti metallici per facilitare l’attecchimento delle piante di Trachelospermum asiaticum Tricolor. Queste essenze, con il loro fogliame perenne molto decorativo e la loro fioritura delicata e profumata, concorrono ad ampliare, percettivamente, gli stretti confini delle due corti.

 Un capolavoro di provincia

Casa Pds è un progetto timido che svela la propria bellezza e le sfumature dei propri dettagli sontuosi solo a chi viene ammesso all’intimità di questo hortus conclusus. Varcare la soglia della porticina nera ci introduce a una wunderkammer all’aperto, che risulta ancora più stupefacente visto il contesto in cui è inserita.

QB Atelier ci aiuta infatti a superare il preconcetto che le opere di architettura di qualità debbano essere tutte concentrate nelle metropoli e ci predispone a scoprire i tanti piccoli capolavori nascosti negli indirizzi più insospettabili dei territori di provincia.

Il commento di QB atelier

QB Atelier

A Lendinara, in provincia di Rovigo, abbiamo realizzato una casa intorno a una stanza a cielo aperto che risolve il difficile inserimento nel preesistente edificio industriale. Un giardino segreto che porta all’interno degli ambienti domestici una necessaria idea di paesaggio. Costruita all’interno di una scatola muraria che non consente affacci diretti sulla città, Casa Pds è concepita come una successione di aperture e chiusure dello sguardo tali da stabilire un rapporto ideale con il verde del parco pubblico che si trova oltre il muro d’ingresso. Elemento di relazione tra il generoso soggiorno a doppia altezza e il giardino, tra la casa e l’ambiente naturale, è un’esuberante parete vetrata intelaiata dalla struttura in legno. Alla sommità di questa facciata interna si ritrova il profilo industriale analogo a quello che si offre sul lato della strada.


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