Quando si parla di città-laboratorio per l’evoluzione continua dello spazio pubblico, Barcellona rappresenta un caso paradigmatico. Mentre molte metropoli globali affrontano ancora l’eredità delle scelte urbanistiche del Novecento — automazione, densificazione, frammentazione — la città catalana ha saputo trasformare i propri limiti in un vocabolario progettuale innovativo, diventando un riferimento internazionale per contesti urbani diversi come Los Angeles, Bogotá o Berlino.

Un vantaggio strutturale di Barcellona risiede nell’iconica griglia regolare di 113 × 113 metri progettata nell’Ottocento dall’ingegnere e urbanista Ildefons Cerdà. Concepite per l’espansione oltre le mura medievali e per la connessione con i villaggi circostanti, le manzanas non erano semplici isolati edilizi.

La loro vera rivoluzione si celava all’interno: corti pensate come ampi giardini, destinati alla luce, alla ventilazione e alla vita comunitaria. A distanza di circa 150 anni, questi principi sono stati riscoperti e radicalmente ampliati per riconquistare la dimensione pubblica dello spazio urbano.

Nascono così le superilles, unità urbane che aggregano più isolati, eliminano il traffico di attraversamento e restituiscono lo spazio a pedoni, mobilità dolce e infrastrutture verdi. Promosso con determinazione dall’amministrazione dell’ex sindaca Ada Colau, questo modello si fonda su una duplice anima, urbanistica e sociale.

La pianificazione si è sviluppata attraverso processi di governance partecipativa, in cui istituzioni, cittadini e imprese hanno costruito scelte condivise mediante consultazioni continue. Una visione che pone al centro la vita quotidiana e i quartieri, superando il paradigma urbano centrato sull’automobile e sul turismo.

La trasformazione di Plaça De Les Glòries Catalanes

È all’interno di questa tensione tra visione politica e trasformazione concreta che si colloca il progetto più emblematico della città: Plaça de les Glòries Catalanes. Originariamente concepita dal piano Cerdà come punto d’incontro delle tre principali arterie metropolitane — Gran Via, Diagonal e Meridiana — la piazza si è configurata nella seconda metà del Novecento come un grande nodo infrastrutturale.

Gli interventi urbanistici degli anni Settanta e Novanta hanno rafforzato questa vocazione, culminando nella realizzazione di una rotatoria sopraelevata che, pur rispondendo alle esigenze del traffico, ha prodotto una profonda frattura urbana, separando i quartieri circostanti. A partire dagli anni Duemila, la rigenerazione del settore nord-orientale della città ha aperto un’opportunità storica: sanare questa ferita e restituire a Barcellona uno spazio pubblico all’altezza della sua rinnovata centralità.

Nel febbraio 2013 il Comune ha quindi promosso un concorso internazionale per trasformare un’area di 13 ettari, eliminandone il carattere di snodo viario e favorendo la mobilità sostenibile attraverso la riconversione in parco urbano. La riorganizzazione infrastrutturale, dalla demolizione dell’anello sopraelevato all’interramento di un asse viario, fino a un nuovo piano della mobilità, ha consentito al progetto d’inserirsi nella strategia urbana che mira a connettere i grandi e medi spazi verdi attraverso corridoi ecologici.

Tra natura e modernità: la nuova piazza-parco di Barcellona ©Ana Coello ©Fernando Lua

In questo sistema, Glòries rappresenta un nodo fondamentale. La complessità del sito imponeva tuttavia una risposta capace di dialogare con contesti urbani eterogenei: a nord e a ovest, quartieri storici come il Clot e l’Eixample; a sud, il tessuto contemporaneo e sperimentale del distretto 22@. Vincitrice del concorso è stata una collaborazione tra due studi multidisciplinari orientati alla progettazione territoriale e del paesaggio: Agence Ter, con una visione internazionale e strutturata, e Ana Coello, studio catalano profondamente radicato nel contesto locale.

L’ex anello viario ©Archivio del Ajuntament de Barcelona

Visione e strategie

Il progetto della Canòpia Urbana, oggi in fase di completamento, affronta la sfida con un approccio radicale e olistico. L’obiettivo non è trasformare Glòries in un semplice parco, ma in un ecosistema urbano integrato capace di mettere in relazione sottosuolo, superficie e orizzonti metropolitani, riconciliando quartieri, persone e natura in un nuovo equilibrio.

Planimetria generale de la Plaça de les Glòries Catalanes ©Ana Coello e Agence Ter

La visione si articola in tre strategie fondamentali

  1. Un suolo continuo, caratterizzato da una topografia morbida e accessibile, capace di dialogare con i tessuti urbani circostanti e di minimizzare l’impatto sulle complesse infrastrutture sotterranee.
  2. Un suolo vivo, frutto di una rigenerazione ecologica che restituisce permeabilità e fertilità al terreno, riattivando gli scambi idrici e biologici e migliorando il microclima urbano.
  3. Una struttura vegetale come elemento chiave del progetto, articolata nella Canòpia — una copertura continua generata dalle chiome degli alberi — e in una rete di nodi dedicati alla biodiversità e alle attività umane.

A queste strategie si affianca un attento lavoro di placemaking, volto non solo a disegnare spazi ma a innescare dinamiche sociali e urbane. Il Balcone Urbano funge da terrazza sociale per i quartieri adiacenti; la piazza Sud assume una vocazione metropolitana come grande atrio urbano e hub della mobilità; la Rambla dels Encants, boulevard alberato di jacaranda, connette la città storica al distretto 22@, animando il margine occidentale del parco.

Accesso dalla Gran Via ©Ana Coello ©Fernando Lua

Gli assi storici vengono reinterpretati: la Diagonal diventa un salotto civico scandito da uno specchio d’acqua in granito scuro; il Rec Comtal riemerge come giardino filtrante a vocazione didattica; la Gran Via, pur interrata, mantiene la sua continuità pedonale e ciclabile attraverso un belvedere urbano. Anche le uscite della metropolitana si trasformano in veri e propri giardini terrazzati.

Il nuovo specchio d’acqua di Diagonal ©Ana Coello ©Fernando Lua

Gran Clariana, il prato erboso

Il fulcro spaziale del progetto è la Gran Clariana, un prato erboso di circa 1,2 ettari, protetto da un bordo ha-ha che consente il controllo degli accessi senza interrompere la percezione visiva. La soluzione costruttiva adottata — dal substrato tecnico alla gestione controllata degli usi — garantisce condizioni ottimali per la conservazione del manto erboso.

Jardì D’Immersiò, tra cactus all’uscita della metro ©Ana Coello ©Fernando Lua

Questo approccio trova la sua massima espressione nei nodi di biodiversità: micro-ecosistemi mediterranei progettati, inaccessibili e auto-regolanti, che accettano la propria evoluzione naturale con interventi minimi di manutenzione. Ne risulta un palinsesto urbano in cui ogni elemento è pensato per generare usi specifici e significati condivisi.

L’Agorà Berta Càceres ©Ana Coello ©Fernando Lua

Il progetto trasforma così una criticità infrastrutturale in un laboratorio urbano avanzato: una piazza-parco intesa come infrastruttura ecologica vivente, luogo di svago e apprendimento, di incontro e conservazione attiva della biodiversità. Plaça de les Glòries Catalanes si afferma come paradigma progettuale esportabile, in cui l’architettura del paesaggio diventa strumento primario per rigenerare la città contemporanea, fondendo performance ambientali, qualità dello spazio pubblico e identità storico-culturale. (di Luca Sandrini)

* Pianta originaria del Sud America, adattata ai climi mediterranei e ambienti urbani, con fioriture blu-viola molto appariscenti


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