Il Design for Manufacturing and Assembly (DfMA) è un approccio progettuale sviluppato in ambito industriale che invita a progettare ogni componente pensando fin dall’inizio alle sue modalità di produzione e montaggio. Questo approccio trasforma il processo progettuale in uno dei principali strumenti di innovazione e in un fattore di sostenibilità, capace di ridurre sprechi, ottimizzare risorse e mettere in dialogo creatività, innovazione tecnologica e fattibilità costruttiva.
È questo il tema al centro della seconda edizione della Pininfarina Academy – Architecture Summer School in Advanced Design & DfMA, il percorso formativo internazionale che si è svolto dal 6 al 17 luglio 2026 nella sede di Cambiano (Torino), dove quattordici giovani progettisti hanno sperimentato un approccio integrato tra progettazione parametrica, fabbricazione digitale e produzione. Un’iniziativa che, come ha sottolineato Paolo Dellachà, Ceo e direttore generale di Pininfarina spa, nasce dalla consapevolezza che è responsabilità di un’azienda condividere la conoscenza.
Paolo Dellachà | Ceo e direttore generale di Pininfarina spa
«Condividere la conoscenza è fondamentale. Guardare al futuro significa investire nelle nuove generazioni. Per questo riteniamo che un’azienda come Pininfarina abbia la responsabilità di trasmettere competenze e creare una comunità di professionisti capace di crescere nel tempo. Ciò che rende unica questa esperienza è che gli studenti non restano confinati in un’aula. Sperimentano direttamente produzione, tecnologia e manifattura, comprendendo che tra l’idea iniziale e il prodotto finale esiste un processo fatto di progettazione, ingegnerizzazione, produzione e qualità. Perché il progetto non riguarda soltanto il design, ma anche la sua realizzazione».
Paolo Dellachà | Ceo e direttore generale di Pininfarina spa
Dal Processo al Progetto
Il percorso è stato suddiviso in due settimane intensive. La prima dedicata a lezioni teoriche e sessioni pratiche di modellazione parametrica e 3D, dove gli studenti hanno sperimentato come la modellazione digitale possa dialogare con i processi produttivi fin dalle prime fasi del concept. Durante la seconda settimana si è entrati nella fase operativa attraverso un workshop che si è concluso con la realizzazione di un’installazione in scala reale, sviluppata collettivamente dai tre gruppi di lavoro. Il tema teorico dell’esercitazione ruota attorno alla relazione tra superfici, involucri e identità dello spazio: cosa significa “essere dentro” qualcosa, e cosa distingue un’automobile da una stanza se non la convenzione sociale che le nomina. L’installazione ha rappresentato la sintesi di un metodo che supera la separazione tra ideazione e costruzione, dimostrando come le scelte progettuali possano essere guidate, fin dall’inizio, dalle possibilità offerte dalla produzione digitale e dalle tecnologie costruttive.
Progettazione collaborativa
Nella fase pratica del workshop i quattordici partecipanti hanno lavorato su una piattaforma girevole di sei metri di diametro, suddivisi in tre gruppi chiamati a sviluppare elementi differenti di un’unica installazione. Il progetto è stato interpretato come un processo integrato, in cui progettazione, produzione e costruzione dialogano continuamente e la collaborazione tra discipline e progettisti diventa parte integrante del risultato finale.
Il gruppo Canopy Crewsi è occupato della geometria della cupola, partendo da una serie di schizzi successivamente elaborati attraverso strumenti di modellazione parametrica. Il lavoro è proseguito con uno studio di stereotomia che si è concluso con la definizione dettagliata dei tagli da eseguire sui blocchi di polistirolo, trasformati in conci da assemblare per dare forma alla struttura voltata.
Il gruppoSurface Architectsha progettato la copertura della cupola, passando attraverso la modellazione e la simulazione di una serie di texture, con il supporto di Arturo Tedeschi, architetto, designer computazionale e docente della Summer School che ha voluto sottolineare l’approccio proattivo con cui gli studenti hanno utilizzato l’intelligenza artificiale. «Oggi l’AI viene spesso considerata un potente strumento per visualizzare rapidamente un’idea e trasformarla in un rendering. In questo caso, invece, è stata utilizzata quasi come uno strumento algoritmico», ha osservato. Gli studenti non hanno infatti utilizzato l’intelligenza artificiale affidandosi alla casualità o all’effetto sorpresa dell’algoritmo, ma come uno strumento di indagine progettuale, capace di orientare consapevolmente la ricerca verso nuove soluzioni.
Arturo Tedeschi | Architetto e designer computazionale. Docente dell’Architecture Summer School in Advanced Design & DfMA
Il gruppo Groundscape Teamsi è occupato della progettazione e realizzazione della panca dalla forma che si ispira a quella degli interni delle auto da corsa. L’armonia tra la forma della panca e quella della cupola sovrastante porta a uno degli aspetti più interessanti emersi durante la presentazione del progetto che riguarda il modo in cui i tre gruppi hanno lavorato. Come hanno raccontato gli stessi studenti, con il procedere del workshop i confini tra i team sono progressivamente scomparsi a favore di un confronto continuo che li ha portati a collaborare, mettendosi continuamente in discussione, ridefinendo il proprio ruolo e quello degli altri gruppi.
Pf Academy | Assemblaggio della struttura.Pf Academy | Il prototipo finale. Pininfarina Architecture Academy — Summer School 2026
Il progetto è così evoluto attraverso un continuo processo di contaminazione, rispecchiando il modo in cui oggi vengono sviluppati gli interventi progettuali più complessi, dove architetti, ingegneri, designer e specialisti lavorano contemporaneamente sulle stesse scelte progettuali con un obiettivo comune. È un aspetto che anche Arturo Tedeschi ha evidenziato, apprezzando la capacità dei gruppi di raccontare «un processo complesso con grande chiarezza» e di saperlo controllare mantenendo un equilibrio tra ricerca formale, geometria e fattibilità tecnica. «A volte la complessità è visibile nel risultato. In questo caso, invece, la complessità è nel processo», questa affermazione di Tedeschi sintetizza efficacemente il valore dell’intera esperienza: più che l’installazione finale, è il metodo a emergere come il vero risultato della Summer School, dimostrando come la qualità del progetto nasca dall’integrazione tra competenze, tecnologie e collaborazione interdisciplinare.
La tecnologia è un mezzo non un fine
In occasione della cerimonia di chiusura del percorso, quando gli studenti hanno presentato il loro lavoro, si sono interrogati insieme ai docenti e alla giuria sul ruolo della tecnologia nel processo progettuale: «Se la tecnologia è la risposta, qual è la domanda?». Un interrogativo volutamente provocatorio, che ha spostato l’attenzione dagli strumenti agli obiettivi del progetto.
Il luogo comune è che tecnologie quali intelligenza artificiale, progettazione parametrica e fabbricazione digitale vengano spesso utilizzate per inseguire forme spettacolari, difficilmente rappresentabili con le tecniche di disegno tradizionali. In questo caso è emersa invece l’utilità concreta di queste tecnologie avanzate che diventano strumenti necessari per esplorare nuove modalità di progettazione in grado di ottimizzare il processo e verificare le soluzioni prima della loro realizzazione. La tecnologia non rappresenta quindi il fine del progetto, ma il mezzo attraverso cui migliorare il dialogo tra creatività, produzione e costruzione.
Le tecnologie avanzate diventano così uno strumento per testare e costruire un processo progettuale più consapevole, in cui ogni scelta viene verificata, ottimizzata e condivisa prima di arrivare alla produzione. Il risultato è un processo che utilizza in modo più efficiente materiali, energia e risorse, limitando gli scarti e migliorando la qualità complessiva del progetto. La vera innovazione non risiede dunque soltanto nella possibilità di utilizzare strumenti digitali all’avanguardia, ma nella capacità di governarli e utilizzarli per gestire in modo consapevole il progetto in ogni sua fase. (di Lorenza Bisbano)
Gli studenti della Pininfarina Architecture Academy — Summer School 2026