Una presenza articolata, plurale e fortemente identitaria: il Canada si presenta alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, intitolata “In minor keys” (9 maggio – 22 novembre 2026, con pre-apertura 6-8 maggio), con un progetto che mette al centro la relazione profonda tra materiali, luoghi e memoria.

Il Padiglione Canada: “Entre chien et loup” di Abbas Akhavan

Protagonista del Padiglione Canada è Abbas Akhavan, artista canadese attivo tra Montréal e Berlino, che firma l’installazione site-specific Entre chien et loup. Il progetto si inserisce pienamente nel dibattito contemporaneo su paesaggio, colonialismo e architettura, trasformando il padiglione in un dispositivo esperienziale.

L’intervento reinterpretata l’edificio come una sorta di Wardian Case, un contenitore ottocentesco utilizzato per il trasporto di piante all’interno dell’Impero britannico: un riferimento chiaro alle dinamiche di circolazione, appropriazione e ibridazione tra specie e territori.

Cuore dell’installazione è una vasca con lampade da coltivazione progettata per ospitare ninfee giganti del genere Victoria, originarie del Sud America e simbolo dell’immaginario botanico vittoriano. La loro storia – legata alla Regina Vittoria e al colonialismo scientifico europeo – diventa qui dispositivo narrativo.

Il processo di realizzazione rafforza la dimensione relazionale del progetto:

  • i semi sono stati forniti dai Royal Botanic Gardens di Kew
  • germinati presso l’Orto Botanico di Padova
  • trasferiti a Venezia per raggiungere la piena maturità durante la Biennale.

Akhavan modifica anche l’architettura del padiglione, sostituendo la facciata con pannelli trasparenti che rendono visibile dall’esterno il ciclo vitale delle piante, dissolvendo il confine tra interno ed esterno, tra naturale e costruito.

L’installazione si espande inoltre nel cortile e negli spazi interni con elementi scultorei che amplificano il dialogo tra materia organica e artificio.

Il progetto è commissionato dalla National Gallery of Canada, con il supporto del Canada Council for the Arts.

Abbas Akhavan: tra diaspora e paesaggio

Nato a Teheran nel 1977 e trasferitosi in Canada negli anni ’90, Akhavan sviluppa una ricerca che intreccia memoria, migrazione e geografie del potere.

La sua formazione – alla Concordia University di Montréal e alla University of British Columbia – si riflette in una pratica che attraversa installazione, scultura e performance.

Tra i riconoscimenti più rilevanti:

  • Kunstpreis Berlin (2012)
  • Abraaj Group Art Prize (2014)
  • Sobey Art Award (2015).

Il suo lavoro, esposto in musei e biennali internazionali, si concentra spesso su spazi di transizione – giardini, cortili, soglie – riletti come luoghi politici e culturali.

Una scena canadese plurale e inclusiva

La presenza canadese alla Biennale 2026 si distingue per la sua forte diversità culturale, con artisti invitati anche nel Padiglione Centrale e all’Arsenale.

Tra i protagonisti:

  • Bonnie Devine – artista Anishinaabe, esplora narrazione, territorio e identità indigena, portando al centro la memoria come strumento politico
  • Alexa Kumiko Hatanaka – integra pratiche artigianali e sostenibilità, riflettendo sull’interconnessione tra cultura e ambiente
  • Manuel Mathieu – indaga memoria e diaspora attraverso un linguaggio pittorico e simbolico legato alla storia haitiana
  • Rajni Perera – costruisce immaginari speculativi che interrogano identità, potere e genere
  • Marigold Santos – rielabora folklore filippino e tematiche migratorie in chiave contemporanea.

Queste presenze testimoniano un ecosistema artistico che si muove tra post-colonialismo, identità plurali e nuove narrazioni globali.

Lotus L. Kang e il nuovo Padiglione Bvlgari

Ai Giardini debutta inoltre il Padiglione Bvlgari, che presenta come artista inaugurale Lotus L. Kang, canadese di Toronto.

La sua pratica multidisciplinare – tra fotografia, film, installazione e performance – indaga corpo, memoria e trasformazione, costruendo immagini in continuo mutamento che riflettono sul tempo e sulla materialità dell’esperienza.

Eventi collaterali e presenza curatoriale

La partecipazione canadese si estende oltre la mostra principale:

  • all’Asia Forum partecipano le curatrici Liz Park, Denise Ryner e Ming Tiampo
  • tra gli eventi collaterali spicca Nabatele di Anna Kamyshan, installazione all’aperto sull’Isola di San Giorgio Maggiore (a luglio)
  • nella mostra Personal Structures (Palazzo Mora, Palazzo Bembo, Giardini Marinaressa) espongono numerose artiste canadesi, tra cui Jin‑me Yoon, Maya Yu Zhang e Torrie Groening.

Architettura come infrastruttura narrativa

La proposta canadese alla Biennale 2026 – e in particolare il progetto di Akhavan – evidenzia come l’architettura possa essere letta non solo come spazio fisico, ma come infrastruttura narrativa, capace di connettere storia, ecologia e memoria.

Attraverso piante, materiali e dispositivi espositivi, il Padiglione Canada diventa un laboratorio sul rapporto tra natura e costruito, tra eredità coloniale e nuove forme di coesistenza.

Una riflessione che dialoga direttamente con i temi della Biennale e che conferma il ruolo del Canada come osservatorio privilegiato sulle trasformazioni culturali contemporanee.


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