La Sicilia ha conosciuto innumerevoli dominazioni di popolazioni aliene. I primi invasori furono i Fenici, seguirono i Greci, poi i Romani. Con la crisi dell’Impero d’Occidente si avvicinarono diverse popolazioni germaniche. Molto significative le dominazioni del basso medioevo, quella araba e quella normanna. Seguirono gli Svevi, i transalpini d’Angiò, gli spagnoli di Aragona e poi ancora i francesi, con il dominio borbonico fino all’unità d’Italia.
Ingresso principale
Ogni popolo ha portato con sé la propria cultura che ha lasciato, inevitabilmente, tracce più o meno rilevanti. Questo melting pot ha creato le condizioni per l’ibridazione di parole, di sapori, di stili che sono la ricchezza di questo territorio e della sua popolazione. A questo giacimento inesauribile attinge anche LineaTstudio, realtà professionale del Catanese, quando si trova ad affrontare la progettazione di una casa isolata nella campagna di Modica, comune facente parte del Libero Consorzio di Ragusa. I progettisti si richiamano alla tipologia del cosiddetto baglio ibleo.
Il termine deriva probabilmente dalla parola normanna baille che designa un luogo chiuso ma scoperto con funzioni difensive. Il termine, nella realtà siciliana, evolve e arriva a identificarsi con la sede principale del latifondo dove un sistema di edifici e alte mura racchiude uno o più ampi cortili interni destinati sia a funzioni di rappresentanza che di lavorazione dei prodotti agricoli.
Planimetria del lotto e pianta piano terra
Il recinto e le corti
La Casa delle corti, reinterpretando tale modello, presenta un primo recinto murato che racchiude i tre ettari della proprietà, piantumata con alberi di ulivo e carrubo. Al centro c’è il baglio che, in campo lungo, risulta formato da una cortina perimetrale da cui emergono tre volumi di altezza diversa. A una visione più ravvicinata il muro svela la propria vera natura.
Soglia di accesso alla corte del living
È infatti costituito da una gelosia continua realizzata in blocchi squadrati di pietra di Modica, arenaria bianco-grigiastra tipica del luogo. Il richiamo ai muri a secco, usati per delimitare le proprietà agricole, risulta evidente ma la declinazione scelta dai progettisti arricchisce il sistema costruttivo di ulteriori sfumature.
Rapporto fra il contesto, il muro-gelosia e i volumi interni
Il muro permeabile diventa allo stesso tempo una barriera che tutela la privacy, uno strumento per mitigare l’apporto solare e anche un elemento ordinatore. Definisce un rettangolo di 27 per 22 metri perfetto, che al suo interno inscrive i tre volumi, visibili in distanza, e quattro corti.
In pianta la divisione fra gli elementi della composizione, spazi aperti e chiusi, risulta molto chiara e netta ma nella realtà tale distinzione è molto sfumata. Infatti, grazie alle ampie aperture, protette da aggetti e velette che mitigano l’azione solare, i locali interni ed esterni si possono fondere ampliando le già generose dimensioni dell’abitazione.
Prospetto est al crepuscolo
I patii sono, a tutti gli effetti, delle stanze all’aperto che oltre ad accogliere il verde, composto da essenze a bassissimo consumo idrico tipiche della macchia mediterranea iblea o derivate dalla flora di territori desertici, sono attrezzate con pavimentazioni in calcestruzzo, con effetto superficiale in microcemento extrabianco, e arredi sia mobili che integrati nella componente edilizia. I tre volumi sono visivamente e funzionalmente distinti e autonomi. Il principale accoglie la zona living, la cucina ed il pranzo, fusi in un unico grande open space.
Vista delle corte della zona pranzo
Questo ambito si affaccia sia sulla corte di maggiori dimensioni, quella più pubblica rivolta a sud, sia verso una più ridotta, posta a nord, dove è stata attrezzata una zona pranzo all’aperto. Gli altri due volumi accolgono le zone notte. Uno è dedicato alla camera matrimoniale padronale, con bagno privato, ampio guardaroba e un piccolo studio, l’altro racchiude due camere da letto singole e due bagni.
Anche in questo caso i volumi affacciano su due corti private, opportunamente filtrate da velette e dal muro/gelosia perimetrale che abbraccia tutta la composizione. Ogni corte ha un accesso autonomo che garantisce totale indipendenza funzionale fra le parti. L’alzato dei tre volumi è disegnato da profondi biselli, ricavati nell’intonaco, che riprendono le dimensioni delle aperture e si allineano ai profili degli aggetti.
Vista delle corte della zona living
Le forme sono molto semplici e realizzate con sistemi ordinari (telaio in c.a. tamponato con laterizi e isolato con lana di roccia), ma il tutto è attentamente calibrato e asciutto, risultando naturalmente elegante senza l’aggiunta di orpelli.
Minimalismo materico
Il design degli interni e degli esterni è essenziale ma ricco di dettagli: ogni spazio, scorcio e punto di vista e anche l’accostamento dei materiali è stato pensato e realizzato con grande accuratezza. Il bianco, in varie tessiture e sfumature, e il nero, sia come colore in sé che, come effetto d’ombra, sono gli elementi unificatori della composizione e ricorrono sia negli interni che negli esterni. Il microcemento delle pavimentazioni, l’intonaco grezzo delle facciate e le colorazioni delle pareti interne, realizzate a secco, attingono e si accordano alla tavolozza delle varie sfumature bianco-grigiastre della pietra di Modica.
Realizzazione del muro-gelosia in pietra di Modica
Il nero si contrappone ed amplifica il nitore generale, sottolineando la presenza dei grandi infissi metallici, che diventano delle cornici che riquadrano il paesaggio intimo dei patii, e dei corpi illuminanti, integrati nei controsoffitti interni, oltre a modificare ed arricchire gli spazi con il variare dell’incidenza della luce. LineaTstudio, composto da Giorgia Testa e Salvatore Terranova, riesce a creare un edificio che, pur essendo saldamente ancorato alle radici locali, le reinterpreta restituendoci un’architettura solida, razionale e pienamente contemporanea.
di Ilaria Bizzo e Stefano Cornacchini
Salvatore Terranova e Giorgia Testa | LineaTstudio
LineaTstudio
«La Casa delle Corti interpreta in chiave contemporanea l’archetipo del baglio ibleo, recuperando il dialogo ancestrale tra pietra, luce e paesaggio agricolo della Val di Noto. Il progetto si radica nella morfologia rurale del territorio di Modica, dove muretti a secco, carrubi e ulivi definiscono da secoli un ritmo lento e costante. Da questa tradizione nasce l’idea compositiva: un recinto primario in pietra bianca modicana abbraccia i tre ettari di terreno, mentre un secondo recinto, più permeabile, reinterpretato come una gelosia continua, filtra lo sguardo, modula la luce e crea un confine privato ma non esclusivo. La realizzazione, frutto di un cantiere curato con grande attenzione dalla committenza, ha restituito un’opera fedele all’idea originaria. Materiali locali, murature a secco, orientamento e permeabilità controllata contribuiscono a definire un’architettura sostenibile, radicata nel territorio e rispettosa dei suoi ritmi. La Casa delle Corti diventa così un omaggio alla tradizione iblea, reinterpretata con rigore contemporaneo e sensibilità ambientale. In Casa delle Corti il risultato architettonico corrisponde perfettamente a ciò che era stato pensato, grazie alla scelta attenta e non scontata delle maestranze, fatta dalla committenza che non è scesa a compromessi, e alla minuziosa scrupolosità della stessa che sin da subito ha amato il progetto e lo ha fatto suo. Il rapporto tra architetto e committenza ha un’importanza decisiva ai fini della buona riuscita di un progetto e qui è ben riuscito il monito di Gio Ponti: Amate l’architettura».