Il Buhais Geology Park si trova nell’entroterra desertico di Sharjah, a 50 km dalla costa e dalla capitale, tra l’altopiano di Al-Madam e il Mleiha Desert, in un’area chiave per lo studio della geologia e della preistoria arabica. Gli affioramenti rocciosi, datati tra 65 e 93 milioni di anni fa, testimoniano un antico fondale marino popolato da echinidi e rudiste.
Progetto architettonico e ispirazione morfologica
Oltre al valore geologico, il sito è rilevante dal punto di vista archeologico per necropoli dell’Età del Ferro, sepolture neolitiche e resti di insediamenti preistorici che documentano le prime comunità sedentarie della regione.
L’Epaa ha promosso la creazione di un centro divulgativo integrato nel paesaggio, inserito nella strategia di Sharjah per una valorizzazione sostenibile del patrimonio ambientale e culturale.

Il progetto, firmato da Hopkins Architects, adotta una strategia mimetica e non invasiva ispirata al design by context. Al posto di un volume monumentale, il centro è composto da cinque padiglioni (pod) con funzioni distinte (accoglienza, esposizione, didattica, shop e caffetteria) più un sesto volume tecnico marginale.
Le forme derivano dai fossili di echinodermi locali, in particolare dai ricci di mare: gusci prefabbricati in calcestruzzo, rivestiti da pannelli d’acciaio fissati a costole, ne richiamano la segmentazione.
Ogni pod, con base circolare, si espande verso l’alto in una struttura curva e liscia, al contempo iconica e integrata nel paesaggio. Le cupole, disposte lungo un percorso a serpentina e collegate da passerelle ombreggiate sopraelevate, attraversano senza alterarlo il sito, incluse formazioni rocciose e antiche tombe.
Il posizionamento, studiato secondo i principi del site-responsive design, minimizza l’impatto sul terreno e calibra le viste, alternando spazi chiusi e aperture sul deserto.


Tecnologie costruttive e materiali
L’intero complesso adotta un sistema site-responsive con gusci prefabbricati in calcestruzzo che poggiano su dischi di fondazione in c.a., riducendo l’impatto su terreno e patrimonio archeologico.
I pod, rivestiti da pannelli d’acciaio su costole metalliche, richiamano l’esoscheletro dei ricci fossili, ombreggiano le superfici e, grazie all’intercapedine ventilata, limitano il carico termico.
All’interno, il calcestruzzo a vista e una palette sobria sono valorizzati da aperture puntuali e oculi che modulano la luce naturale; dispositivi interattivi supportano l’interpretazione del sito.
Niente facciate vetrate continue, ma aperture mirate secondo un approccio a basso impatto. La prefabbricazione ha garantito montaggi rapidi e finiture in dialogo con il paesaggio desertico.
I volumi sono connessi da un percorso sinuoso, in parte ombreggiato da una tensostruttura e passerelle sopraelevate, coerente con una logica leggera e reversibile.



Strategie di sostenibilità
Il progetto si distingue per un approccio sostenibile fondato su strategie passive e su un’integrazione misurata nel paesaggio desertico. Le cupole emisferiche dei pod, compatte e termicamente efficienti, riducono la superficie esposta al sole e il fabbisogno energetico; oculi e aperture zenitali schermate garantiscono luce naturale diffusa, limitando l’illuminazione artificiale.
L’orientamento e la distanza tra i volumi favoriscono ombreggiamento reciproco e ventilazione naturale incrociata.
Percorsi e passerelle sopraelevate riducono l’impatto sul substrato e proteggono le aree più sensibili, senza introdurre irrigazione o verde artificiale: il paesaggio resta allo stato naturale, con superfici pavimentate minime e permeabili.
La prefabbricazione ha contenuto tempi di cantiere, emissioni e interferenze, assicurando anche la reversibilità dell’intervento. Pur privo di impianti fotovoltaici, il centro ha ridotto fino al 35% il fabbisogno di raffrescamento rispetto agli edifici convenzionali grazie a strategie passive, zonizzazione degli spazi e gestione intelligente degli impianti.
Sanitari a basso flusso e rete idrica ottimizzata completano l’attenzione ai consumi.

Nel complesso, il Buhais Geology Park dimostra come forma, orientamento e materiali possano garantire efficienza, tutela e comfort in un contesto ambientale fragile, senza ricorrere a tecnologie superflue.
Allestimenti e narrazione museografica
L’interno del Buhais Geology Park è concepito come un percorso esperienziale in cui la geologia diventa narrazione. Ambienti tematici ospitano fossili originali, modelli tridimensionali, proiezioni immersive e installazioni interattive che ricostruiscono la storia geologica della regione.
Il percorso si apre con una timeline di 500 milioni di anni, dalla trasformazione del Golfo Persico da fondale oceanico a deserto, e prosegue con sezioni dedicate a processi tettonici, minerali, evoluzione marina e presenza antropica.




I contenuti, in arabo e inglese, sono pensati per un pubblico ampio, dai ricercatori alle scuole. Una parte dell’esperienza continua all’esterno: una passerella sopraelevata attraversa tombe dell’Età del Ferro e conduce a un’aula all’aperto coperta, destinata a laboratori e attività didattiche.
L’integrazione tra spazi interni ed esterni ribadisce l’idea del paesaggio come parte integrante del museo.
Criticità e potenzialità
Il Buhais Geology Park coniuga rigore scientifico, ricerca architettonica e sensibilità paesaggistica, pur presentando alcune criticità.
La posizione remota, coerente con le esigenze scientifiche e di tutela ambientale, limita però l’accessibilità: l’assenza di trasporti pubblici o sistemi di mobilità dedicati rende il centro raggiungibile quasi esclusivamente in auto o tramite visite organizzate.



Ciò può ridurre la partecipazione di scuole e comunità locali. Un sistema di trasporto a basse emissioni, sviluppato in collaborazione con enti territoriali, potrebbe rafforzarne l’impatto sociale. Sul piano ambientale, la prefabbricazione ha ridotto tempi di cantiere e interferenze con il suolo, ma l’uso esteso di calcestruzzo e metallo evidenzia margini di miglioramento verso soluzioni costruttive ancora più sostenibili.


Le strategie passive adottate hanno consentito una significativa riduzione del fabbisogno energetico; tuttavia, mancano certificazioni indipendenti che ne attestino formalmente le prestazioni.
Al di là di questi aspetti, il progetto si impone come infrastruttura culturale che integra architettura, paesaggio ed educazione ambientale, inserendosi in una visione più ampia dell’Emirato di Sharjah volta alla valorizzazione sostenibile degli ambienti naturali.
(testo di Prof.ssa Simona Azzali, Associate Professor, Canadian University Dubai)
Articoli correlati
15 Settembre 2026
Alessandria, firmato l’appalto per il nuovo campus universitario di Alfonso Femia: rigenerazione urbana su oltre 21mila mq
Parte la realizzazione del nuovo campus dell’Università del Piemonte Orientale ad Alessandria. Firmato il…
11 Settembre 2026
Giustizia termica: come cambia la progettazione di città ed edifici
Alberi, climatizzazione e spazi ombreggiati non bastano più. Secondo il World Economic Forum, le strategie…
8 Settembre 2026
Park Lane Copenhagen: design e memoria nell’hospitality con Axor
Il Park Lane Copenhagen reinterpreta un edificio storico attraverso un progetto di hospitality design firmato…


