Per decenni l’architettura ha privilegiato ciò che appare: forme, materiali, colori, superfici. Ma oggi il progetto degli spazi sta attraversando una trasformazione profonda. L’esperienza non si esaurisce più nella dimensione visiva: odori, suoni, microclima, qualità dell’aria e percezioni emotive diventano componenti decisive nel definire identità, comfort e memoria dei luoghi. In questo scenario si inserisce il lavoro pionieristico di POLI.design, che con il tema dell’immaterial design apre una nuova frontiera progettuale capace di integrare neuroscienze, psicologia ambientale, sensory ed environmental design.

Immaterial design: la nuova dimensione del progetto
POLI.design sviluppa un percorso formativo dedicato alle componenti invisibili dell’esperienza spaziale. Odori, suoni, luce, ventilazione e microclima diventano strumenti progettuali in grado di influenzare comportamento, benessere, orientamento e percezione. L’obiettivo è superare la centralità della vista per costruire ambienti che parlano al corpo e alla memoria.

La progettazione olfattiva come disciplina
Ideato e coordinato da Anna Barbara, architetta e Presidente di POLI.design, il corso affronta l’olfatto come una vera materia progettuale. Non un elemento decorativo, ma una componente strutturale dell’esperienza architettonica: gli odori attivano riconoscimento, orientamento, comfort e memoria emotiva, trovando applicazione in retail, hospitality, musei, spazi educativi, ambienti di lavoro e luoghi della cura.
Un programma interdisciplinare di 80 ore
Il percorso alterna lezioni online e in presenza e affronta temi che spaziano da:
- storia e antropologia dell’olfatto
- neuroscienze e psicologia ambientale
- chimica olfattiva e qualità dell’aria
- relazione tra odori, materiali, ventilazione e identità dei luoghi
È rivolto a designer, architetti, brand strategist, curatori, museografi e professionisti della comunicazione interessati a integrare competenze sensoriali avanzate.
Designing Atmospheres: il master che ridefinisce lo spatial design
Il master Designing Atmospheres – Next skills and qualities for spaces and interiors, diretto da Anna Barbara con Maria Porro e Barbara Camocini, nasce dalla consapevolezza che la rivoluzione digitale ha trasformato non solo gli strumenti, ma il modo stesso di abitare e percepire gli spazi. L’atmosfera diventa una materia di progetto che integra luce, colore, materiali, odori, suoni, microclima e tecnologie immersive.
Nuove competenze per il progettista contemporaneo
Il percorso amplia la figura tradizionale dello spatial designer introducendo competenze trasversali che uniscono:
- progettazione sensoriale
- neuroscienze e psicologia ambientale
- storytelling e narrazione dello spazio
- tecnologie immersive
- gestione dell’esperienza.
La didattica affronta il Sense_Based Design, dedicato alla costruzione dell’esperienza sensoriale, e lo Space/Time_Based Design, che considera lo spazio come sistema dinamico influenzato da flussi, comportamenti e interazioni fisico-digitali.
Un anno tra teoria, workshop e immersioni progettuali
Il master, della durata di dodici mesi, alterna lezioni teoriche online, workshop, esercitazioni outdoor, study tour, esperienze durante la Milano Design Week e internship presso studi e aziende internazionali.
Il team di docenti riunisce figure provenienti da architettura, neuroscienze, interaction design, arte e ricerca ambientale, tra cui: Philippe Rahm, teamLab Architects, Studio Drift, Giuliana Bruno, Davide Ruzzon, Marco Balich.
Verso un’architettura multisensoriale e relazionale

In tutti i percorsi emerge una direzione comune: superare una concezione esclusivamente visiva del progetto per affrontare lo spazio come esperienza complessa, multisensoriale e relazionale. Una visione che ridefinisce il ruolo del progettista e apre nuove possibilità per costruire ambienti capaci di generare benessere psicologico, identità e connessioni significative.
Anna Barbara | Presidente e Professoressa di POLI.design
«Per secoli il progetto si è concentrato quasi esclusivamente sulla vista. Oggi dobbiamo imparare a considerare lo spazio come un’esperienza complessa, che coinvolge il corpo, la memoria, le emozioni e il comportamento. I sensi sono uno strumento progettuale fondamentale per costruire benessere, identità e qualità dell’abitare. L’olfactive design è la progettazione della dimensione olfattiva degli spazi. Non riguarda semplicemente la scelta di una fragranza, ma il modo in cui l’aria si muove, come si distribuiscono le molecole, quanto durano le note olfattive, come interagiscono con materiali, umidità, ventilazione e comportamenti umani».
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