Oltre 250 architetti, designer e studenti provenienti da tutta Europa e da diversi Paesi extraeuropei hanno partecipato a TERREMOSSE x Amatrice, iniziativa di rigenerazione territoriale che ha portato alla realizzazione di dieci interventi di spazio pubblico diffusi nelle 69 frazioni del comune laziale colpito dal terremoto del 2016. 

A dieci anni dal sisma che devastò Amatrice e gran parte dell’Appennino centrale, la ricostruzione cerca nuove strade. Non solo edifici e infrastrutture, ma anche spazi di relazione, luoghi di incontro e presìdi comunitari. Con questo obiettivo è nato TERREMOSSE x Amatrice, progetto promosso da EASA Italia APS nell’ambito della rete europea EASA – European Architecture Students Assembly, che ha coinvolto oltre 250 partecipanti tra architetti, designer e studenti arrivati da Europa, Messico, Nicaragua, India, Armenia, Turchia e Palestina.

Rigenerazione urbana e partecipazione

L’iniziativa si basa su un percorso di ascolto del territorio sviluppato nell’arco di quasi due anni. Il lavoro preliminare ha coinvolto abitanti, associazioni e realtà locali, con l’obiettivo di individuare bisogni concreti e trasformarli in interventi permanenti capaci di migliorare la qualità della vita nelle frazioni.

La visione proposta dal collettivo Terremosse considera Amatrice e le sue 69 frazioni come una sorta di“casa-territorio”, un sistema diffuso nel quale la rigenerazione degli spazi pubblici diventa strumento per rafforzare legami sociali e contrastare lo spopolamento delle aree interne.

Dieci cantieri di autocostruzione

Dal 2 al 12 luglio 2026 il territorio amatriciano si è trasformato in un laboratorio a cielo aperto. Dieci gruppi di progettazione hanno lavorato in otto siti diversi tra Amatrice, Lago Scandarello, Cornillo Nuovo, Capricchia, Casale, Collegentilesco, Fiume Molinaro ed Eremo della Croce.

Gli interventi hanno riguardato strutture leggere e attrezzature collettive pensate per favorire l’aggregazione sociale:

  • aree di sosta e punti panoramici;
  • spazi per eventi e spettacoli;
  • zone gioco per bambini;
  • gazebo e strutture ombreggianti;
  • sistemi di sedute e arredi urbani;
  • rifugi e luoghi di incontro comunitari;
  • installazioni realizzate con materiali locali recuperati.

Le opere sono state realizzate attraverso processi di autocostruzione e saranno affidate ad associazioni e soggetti locali incaricati di garantirne la gestione e la manutenzione nel tempo.

Materiali locali e sostenibilità

Uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa riguarda l’utilizzo di materiali e tecniche costruttive legati al territorio. Nei diversi cantieri sono stati impiegati legno, pietre recuperate localmente dopo il sisma, frammenti lapidei, mattoni e sistemi di tessitura partecipata. L’approccio adottato dimostra come la rigenerazione delle aree fragili possa passare attraverso interventi di piccola scala, economicamente sostenibili ma in grado di produrre un impatto significativo sulla vita quotidiana delle comunità.

Un modello per le aree interne

Più che un semplice progetto di architettura, TERREMOSSE propone una riflessione sul futuro dei territori colpiti da calamità naturali e, più in generale, delle aree interne soggette a spopolamento e fragilità infrastrutturali. Il progetto affianca i tradizionali processi di ricostruzione, concentrandosi sulla dimensione sociale dello spazio pubblico e sul rafforzamento delle relazioni comunitarie. Un approccio che potrebbe rappresentare un modello replicabile anche in altri contesti italiani caratterizzati da marginalità territoriale e perdita di servizi.

Architettura come infrastruttura sociale

A dieci anni dal terremoto, Amatrice diventa così un banco di prova per una concezione dell’architettura che supera la sola dimensione edilizia. Gli interventi di TERREMOSSE mostrano come progettazione, partecipazione e autocostruzione possano contribuire a ricostruire non soltanto edifici, ma anche comunità, identità e senso di appartenenza ai luoghi.


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