Volteco a Venezia: nuove sfide climatiche e tecniche d’impermeabilizzazione

Volteco | Applicazione della membrana impermeabile Amphibia 3000 Grip

Uno dei principali problemi in edilizia è l’impermeabilizzazione delle fondamenta, soprattutto in città costruite su barene e canali, soggette a infiltrazioni di acqua salmastra.

Altro fenomeno critico è la risalita capillare, che porta il sale a depositarsi sulle murature, causando il degrado di intonaci e malte, con danni estetici, strutturali e alla salubrità degli edifici.

A Venezia, i vari fenomeni di acqua alta hanno evidenziato ancora di più quanto questo patrimonio sia fragile ma, allo stesso tempo, nella sua specificità, possa e debba essere protetto.

In questo senso, la sfida all’acqua parte dall’impermeabilizzazione degli edifici del centro storico di Venezia, soggetti periodicamente ad allagamenti dovuti all’innalzamento delle maree.

Questo tipo di intervento su edifici storici rappresenta una delle massime espressioni della progettazione dell’impermeabilizzazione.

Volteco | Fondaco dei Turchi a Venezia. Impermeabilizzazione delle vasche contro le alte maree negli anni ‘90

L’evoluzione del metodo Volteco

Dai pannelli bentonitici all’innovazione con malte impermeabili e membrane sintetiche. Volteco, fondata nel 1976, nel corso della sua storia ha introdotto numerosi prodotti innovativi per il settore dell’impermeabilizzazione.

Attraverso un confronto costruttivo con gli ingegneri che operano sul territorio veneziano inizia a sviluppare il concetto della vasca a protezione delle maree.

Nel 1978 esce Volclay Panel, il sistema prevede la posa dei pannelli bentonici sul fondo e in verticale sulle murature e il successivo getto di platea e muretti di contenimento.

Il concetto iniziale di ricreare un catino chiuso da allora rimane lo stesso nonostante le tecnologie utilizzate siano state progressivamente migliorate e ottimizzate. Si è passati poi alla sua evoluzione con il telo bentonitico Volgrip, successivamente integrato con l’intonaco impermeabile Bi Mortar Plaster Seal.

L’utilizzo di Volgrip ha semplificato le operazioni di posa. Le attività di recupero e risanamento degli edifici in centro storico a Venezia sono fortemente condizionate dall’oscillazione delle maree.

Poter intervenire in modo veloce ed efficace, quando le condizioni ambientali lo permettono, diventa un aspetto fondamentale per poter organizzare efficacemente i lavori.

Inoltre, l’intonaco impermeabile a spessore Bi Mortar Plaster Seal, ha permesso d’impermeabilizzare le murature senza ridurre gli spazi interni e il valore degli edifici.

Volteco | Applicazione del telo bentonitico Volgrip

L’anno di Amphibia 3000 Grip

Nel 2017, con il lancio di Amphibia 3000 Grip, viene introdotta una soluzione all’avanguardia per la protezione delle strutture dalle infiltrazioni d’acqua.

Questo sistema impermeabile completo consente di sigillare corpi passanti e dettagli costruttivi, aspetti cruciali nella fase di progettazione.

Inoltre, Amphibia 3000 Grip offre praticità, rapidità di applicazione e un’impermeabilizzazione affidabile e duratura nel tempo.

L’approvvigionamento e la movimentazione dei materiali da costruzione a Venezia risultano particolarmente difficoltosi vista la peculiare conformazione della città. 

La membrana Amphibia 3000 Grip oltre a rappresentare un rilevante upgrade tecnologico rispetto al telo bentonitico è caratterizzata da un peso specifico molto inferiore.

Questo aspetto ne permette il facile impiego in ambienti e locali difficilmente accessibili.

Volteco | Applicazione dell’intonaco impermeabile Bi Mortar Plaster Seal
Volteco | Applicazione della membrana impermeabile Amphibia 3000 Grip

Esperienza sul campo | Stefano Maccatrozzo | Assistente tecnico commerciale Volteco

Com’è cambiato il modo d’impermeabilizzare a Venezia negli ultimi 35 anni?

Stefano Maccatrozzo | Assiste tecnico commerciale Volteco

Il recupero delle vasche contro le alte maree è sempre stato un intervento fondamentale. In passato, quando ancora Volteco non aveva sviluppato le attuali tecnologie, si utilizzavano metodologie tradizionali come solette e muretti in calcestruzzo.

Tuttavia, queste soluzioni presentavano delle criticità tecniche e comportavano una significativa perdita di spazio, aspetto rilevante considerando l’alto costo al metro quadrato a Venezia.

Nel corso degli anni siamo riusciti a intervenire in modo meno invasivo, ottimizzando le fasi operative e migliorando la sicurezza del recupero, sempre nel pieno rispetto del patrimonio artistico veneziano.

Quali sono le sfide più grandi che ha dovuto affrontare in questi 35 anni?

Rispetto a qualche anno fa, oggi c’è una maggiore sensibilità verso il recupero dei piani terra. Le maree, infatti, nell’ultimo decennio sono diventate più intense e frequenti, anche al di fuori della tradizionale stagione autunnale (un tempo limitata ai mesi di novembre e dicembre).

La riqualificazione dei piani terra, sia per spazi commerciali, turistici o residenziali, ha contribuito a rendere Venezia ancora più attrattiva, migliorando e ampliando l’offerta della città. Uno dei ricordi più significativi è l’intervento realizzato nel 2000 a Punta della Dogana, oggi adibita a museo.

È stato un cantiere complesso data la posizione e la tipologia di intervento di impermeabilizzazione della vasca contro le alte maree e di un piano interrato, che ha restituito nuova vita a un edificio simbolo di Venezia. Un altro intervento di grande rilievo, sempre nei primi anni 2000, è stato quello al Teatro La Fenice.

In quell’occasione abbiamo impermeabilizzato l’intero piano interrato, fino a 4 metri di profondità, trasformandolo in magazzino per le macchine di scena e deposito per le attrezzature di musicisti e artisti. Un lavoro di grande responsabilità, che ha garantito nuovi spazi funzionali per uno dei teatri più prestigiosi al mondo.

Ci racconti l’esperienza del 2019, annus horribilis per Venezia.

A partire dal 12 novembre di quell’anno, Venezia ha vissuto un mese drammatico, segnato da ripetuti episodi di marea sostenuta, con picchi fino a 189 cm. Questi eventi hanno rappresentato una conferma inequivocabile del cambiamento climatico in atto.

L’intensificarsi di fenomeni così estremi ha reso ancora più evidente agli occhi di tutti quanto Venezia sia un patrimonio fragile, da tutelare con la massima attenzione sotto il profilo storico, turistico ed economico. In quel periodo, ho personalmente verificato lo stato degli interventi realizzati con le nostre tecnologie più avanzate.

I risultati hanno dimostrato l’efficacia delle soluzioni adottate, dandoci ulteriore conferma e forza nel nostro operato.

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