Le agevolazioni fiscali per la riqualificazione edilizia hanno sostenuto il settore delle costruzioni, ma con un’efficacia economica inferiore alle attese. È quanto emerge da uno studio della Banca d’Italia che analizza gli effetti del Superbonus 110% e del Bonus facciate sull’economia italiana tra il 2021 e il 2023. 

Lo studio di Bankitalia

Nel paper L’impatto economico degli incentivi fiscali alle ristrutturazioni edilizie, pubblicato nella collana “Questioni di Economia e Finanza”, i ricercatori della Banca d’Italia hanno valutato gli effetti delle principali misure introdotte per rilanciare il comparto delle costruzioni e migliorare le prestazioni energetiche e sismiche degli edifici residenziali. Secondo l’analisi, il Superbonus 110% e il Bonus facciate hanno generato una spesa complessiva superiore a 170 miliardi di euro nel periodo 2021-2023, pari in media a circa il 3% del Pil annuo italiano.

Un quarto degli investimenti sarebbe avvenuto comunque

L’aspetto più significativo dello studio riguarda la cosiddetta “addizionalità” degli incentivi. Attraverso il metodo del controllo sintetico, che confronta l’andamento degli investimenti residenziali italiani con quello di altri Paesi europei privi di misure analoghe, Bankitalia stima che oltre 45 miliardi di euro di investimenti incentivati sarebbero stati realizzati anche in assenza delle agevolazioni fiscali.

In altre parole, circa un quarto della spesa sostenuta dallo Stato non avrebbe prodotto investimenti realmente aggiuntivi, ma avrebbe finanziato interventi che proprietari e condomìni avrebbero effettuato comunque.

Moltiplicatore fiscale inferiore all’unità

Il risultato porta la Banca d’Italia a una conclusione rilevante sul piano economico: il moltiplicatore fiscale delle misure è risultato inferiore a uno. Questo significa che i benefici generati in termini di valore aggiunto per l’intero sistema economico sono stati inferiori al costo sostenuto dalle finanze pubbliche per finanziare gli incentivi. Una valutazione che alimenta il dibattito sull’efficacia delle politiche di incentivazione nel settore edilizio, soprattutto in una fase in cui il mercato è chiamato a trovare nuovi modelli di crescita legati alla transizione energetica e alla decarbonizzazione del patrimonio immobiliare.

Effetti positivi sul comparto costruzioni

Lo studio non mette tuttavia in discussione il ruolo che gli incentivi hanno avuto nel sostenere il settore. Le agevolazioni hanno contribuito a una forte espansione degli investimenti residenziali e hanno rappresentato un importante motore di crescita per la filiera delle costruzioni nel periodo post-pandemico. L’effetto è stato particolarmente evidente nelle attività legate alla riqualificazione energetica, al miglioramento sismico e al recupero del patrimonio edilizio esistente, segmenti che hanno registrato una forte crescita della domanda.

Quali indicazioni per il futuro

Le conclusioni di Bankitalia arrivano mentre il settore delle costruzioni si confronta con la progressiva uscita dall’era del Superbonus. Le recenti previsioni di Via Nazionale indicano infatti un rallentamento degli investimenti nelle costruzioni nei prossimi anni, anche a causa della riduzione degli incentivi alla riqualificazione delle abitazioni. Per il comparto edilizio il tema centrale diventa quindi quello di individuare strumenti capaci di conciliare sostenibilità finanziaria, efficientamento energetico e rigenerazione del patrimonio immobiliare, massimizzando gli investimenti realmente aggiuntivi e contenendo il costo per la finanza pubblica.


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