ANCI richiama gli enti locali sugli obblighi previsti dalle Linee Guida Ponti. Entro il 31 dicembre 2026 tutti i Comuni sotto i 15.000 abitanti dovranno completare la determinazione della classe di attenzione delle opere presenti sul proprio territorio.
La sicurezza di ponti, viadotti e cavalcavia torna al centro dell’attenzione delle amministrazioni locali. Con una recente nota informativa diffusa a seguito del confronto con ANSFISA (Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali), ANCI ha ricordato agli enti locali le scadenze normative previste per l’attuazione delle Linee Guida per il censimento e la gestione del rischio, la valutazione della sicurezza e il monitoraggio dei ponti esistenti.
Si tratta di un passaggio strategico per la gestione del patrimonio infrastrutturale italiano, composto da migliaia di opere spesso realizzate tra gli anni Cinquanta e Ottanta e oggi sottoposte a carichi, condizioni ambientali e livelli di traffico molto diversi rispetto a quelli considerati in fase progettuale.
Il quadro normativo
Le Linee Guida Ponti sono state adottate con il Decreto del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili n. 204 del 1° luglio 2022 e rappresentano il riferimento nazionale per la classificazione e la gestione del rischio dei ponti esistenti. L’obiettivo è introdurre un approccio sistematico e uniforme basato sulla conoscenza del patrimonio infrastrutturale, sulla valutazione delle criticità e sulla programmazione degli interventi di verifica e manutenzione.
La metodologia prevede diversi livelli di analisi, dal censimento delle opere fino alle verifiche strutturali approfondite e al monitoraggio continuo, consentendo agli enti gestori di definire priorità di intervento in funzione del livello di rischio effettivo.
Le scadenze da rispettare
Le tempistiche fissate dal decreto distinguono le amministrazioni in base alla dimensione demografica. Per quanto riguarda il censimento delle opere (Livello 0), i termini sono già scaduti:
- Città Metropolitane: 31 dicembre 2023;
- Comuni: 30 giugno 2024.
La fase più importante riguarda però la determinazione della Classe di Attenzione (Livello 2), passaggio che consente di classificare il rischio associato a ciascuna infrastruttura:
- Città Metropolitane: entro il 30 giugno 2025;
- Comuni con oltre 15.000 abitanti: entro il 30 giugno 2026;
- Comuni con meno di 15.000 abitanti: entro il 31 dicembre 2026.
La scadenza di fine 2026 rappresenta quindi il prossimo appuntamento rilevante per gran parte dei piccoli Comuni italiani.
Non basta il censimento
Uno degli aspetti più rilevanti richiamati da ANCI riguarda l’obbligo di intervenire immediatamente qualora emergano criticità evidenti. Le Linee Guida stabiliscono infatti che, nel caso in cui durante le ispezioni o a seguito di segnalazioni venga accertata una riduzione significativa della capacità resistente o deformativa di una struttura, il gestore debba avviare senza indugio ulteriori approfondimenti, attribuire la classe di attenzione e programmare gli interventi necessari per la messa in sicurezza. In altre parole, la scadenza amministrativa non costituisce un termine entro cui attendere: la presenza di anomalie strutturali impone azioni immediate.
Il ruolo dell’AINOP
Per il censimento delle infrastrutture deve essere utilizzata la scheda di Livello 0 prevista dalle Linee Guida ministeriali, sviluppata in coerenza con il Decreto Ministeriale n. 430/2019 relativo all’Archivio Informatico Nazionale delle Opere Pubbliche (AINOP).
L’AINOP rappresenta uno degli strumenti chiave della strategia nazionale di gestione delle infrastrutture. L’obiettivo è costruire una banca dati unica del patrimonio pubblico, capace di raccogliere informazioni tecniche, documentali e gestionali sulle principali opere esistenti.
Per facilitare gli adempimenti, il decreto prevede inoltre la possibilità per i Comuni di stipulare accordi con Regioni, Province e Città Metropolitane.
La spinta verso digitalizzazione e modelli informativi
Un tema destinato a diventare sempre più centrale è quello della digitalizzazione. Nelle proprie Istruzioni Operative, ANSFISA raccomanda ai gestori l’adozione progressiva di modelli informativi digitali dell’infrastruttura, basati su ambienti di condivisione dati e piattaforme interoperabili.
L’approccio richiama i principi del Building Information Modeling applicati alle opere esistenti. I modelli informativi, costruiti a partire dai rilievi, dalle prove sui materiali e dalle attività di monitoraggio, possono infatti costituire il nucleo informativo dell’AINOP e supportare l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura.
Per progettisti, società di ingegneria e gestori pubblici si tratta di un passaggio che apre nuove opportunità professionali legate alla digitalizzazione degli asset e alla gestione predittiva delle manutenzioni.
Oltre la conformità: la cultura della sicurezza
Accanto alle Linee Guida Ponti, ANSFISA ha pubblicato anche le Linee Guida SGS-ISA dedicate ai Sistemi di Gestione della Sicurezza per le attività di verifica e manutenzione delle infrastrutture stradali e autostradali. Pur non essendo obbligatorie, queste linee rappresentano un riferimento per sviluppare procedure organizzative strutturate e omogenee.
La direzione intrapresa dal legislatore appare chiara: passare da una manutenzione prevalentemente reattiva a una gestione programmata e basata sul rischio. Un cambio di paradigma che coinvolge non solo ponti e viadotti, ma l’intero patrimonio infrastrutturale nazionale.
Una sfida per i piccoli Comuni
La scadenza del 31 dicembre 2026 interessa soprattutto i Comuni di minori dimensioni, spesso caratterizzati da risorse tecniche limitate e da patrimoni infrastrutturali poco documentati.
Per questi enti il completamento della classificazione del rischio non costituisce soltanto un adempimento normativo, ma anche un’occasione per acquisire una conoscenza aggiornata delle proprie opere, individuare le priorità di intervento e programmare gli investimenti futuri sulla base di dati oggettivi.
In un Paese con migliaia di ponti in esercizio e una crescente attenzione alla resilienza delle infrastrutture, il censimento, la classificazione del rischio e il monitoraggio rappresentano infatti il primo passo verso una gestione più sicura, efficiente e sostenibile del patrimonio pubblico.
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