Il Piano Casa del Governo è legge. Con il via libera definitivo del Senato, il decreto diventa uno degli interventi più rilevanti degli ultimi anni sul fronte dell’emergenza abitativa, puntando su tre direttrici: recupero degli alloggi popolari inutilizzati, attivazione di nuovi strumenti finanziari per l’housing sociale e semplificazioni per attrarre investimenti privati nell’edilizia convenzionata.
L’approvazione dell’Aula di Palazzo Madama conclude l’iter parlamentare del provvedimento voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. L’obiettivo dichiarato dal Governo è aumentare l’offerta di abitazioni accessibili e contrastare il disagio abitativo che interessa giovani, famiglie, lavoratori fuori sede e categorie sociali sempre più escluse dal mercato immobiliare.
Confermato l’impianto orginario della legge
Il decreto conferma l’impianto originario presentato dal Governo nella primavera del 2026. Il primo asse riguarda la riqualificazione del patrimonio pubblico esistente, con un programma straordinario destinato a recuperare circa 60mila alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi non assegnabili a causa delle condizioni manutentive. Per accelerare gli interventi è stata prevista la nomina di un commissario straordinario e un pacchetto di procedure semplificate.
Il secondo pilastro si basa sul Fondo Housing gestito da Invimit, che dovrà concentrare risorse nazionali ed europee destinate all’edilizia sociale, favorendo una programmazione più efficace degli investimenti sul territorio.
Il terzo elemento è rappresentato dal coinvolgimento dei privati attraverso operazioni di edilizia convenzionata e housing sociale. Le misure puntano a incentivare la realizzazione di abitazioni in vendita o locazione a prezzi calmierati, introducendo semplificazioni amministrative e favorendo modelli di sviluppo immobiliare misti.
Più spazio ai Comuni e alla rigenerazione urbana
Tra le modifiche introdotte durante l’esame parlamentare spicca il maggiore coinvolgimento di Comuni ed enti locali, che potranno diventare soggetti attuatori degli interventi di recupero del patrimonio ERP oggi inutilizzato e accedere direttamente alle risorse destinate alla riqualificazione. Il programma potrà contare anche sui fondi per la rigenerazione urbana previsti nel periodo 2027-2034.
Per il settore delle costruzioni, il provvedimento rafforza inoltre il legame tra politiche abitative e rigenerazione urbana, privilegiando il recupero del costruito rispetto al consumo di nuovo suolo e favorendo la rifunzionalizzazione di immobili esistenti.
Semplificazioni per l’edilizia integrata
Sul fronte degli investimenti privati, una delle novità più significative riguarda il calcolo della quota minima del 70% di edilizia convenzionata necessaria per accedere alle agevolazioni previste dal decreto.
Nei programmi con destinazioni d’uso miste, la percentuale sarà calcolata esclusivamente sulla componente residenziale, escludendo funzioni come alberghi, attività commerciali e altri usi non abitativi. Una misura che punta a migliorare la sostenibilità economica delle operazioni immobiliari complesse.
Durante il confronto parlamentare è stata inoltre eliminata la limitazione che riservava alcune semplificazioni ai soli capitali esteri, mantenendo però una corsia amministrativa accelerata per gli investimenti di dimensione superiore al miliardo di euro.
Salvini: Adesso bisogna correre
Particolarmente soddisfatto Matteo Salvini, che ha seguito personalmente il dossier abitativo fin dalle prime fasi di elaborazione del Piano Casa. Commentando il voto del Senato, il ministro delle Infrastrutture ha sottolineato la portata operativa del provvedimento.
«Sono molto contento perché dopo anni di chiacchiere, avere più di 60.000 case pubbliche oggi vuote, avere i soldi, il personale e la legge che permette di sistemarle nell’arco di pochi mesi e di restituirle a chi è in lista d’attesa da tanti anni in tutta Italia, è qualcosa che mi rende orgoglioso. Adesso bisogna correre».
Le parole del ministro richiamano uno degli obiettivi più ambiziosi del Piano: riportare rapidamente sul mercato sociale migliaia di abitazioni oggi inutilizzabili, riducendo i tempi burocratici che storicamente hanno rallentato gli interventi di recupero del patrimonio pubblico.
Il Governo: dalle parole ai fatti
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto l’approvazione definitiva come il passaggio dall’annuncio all’attuazione concreta delle politiche abitative promesse dall’esecutivo. Sui canali social della premier il messaggio è stato sintetico ma eloquente: «Dalle parole ai fatti».
Secondo quanto illustrato nel comunicato del Consiglio dei Ministri che ha accompagnato il varo del decreto, il Piano Casa punta a rendere disponibili circa 100mila alloggi nell’arco di dieci anni, combinando il recupero dell’edilizia pubblica con la realizzazione di nuove soluzioni abitative a prezzi accessibili grazie alla collaborazione tra pubblico e privato.
Per il comparto delle costruzioni, delle infrastrutture e del real estate, si apre ora la fase più delicata: quella dell’attuazione, dalla quale dipenderà la capacità del Piano Casa di trasformare le semplificazioni normative e le risorse stanziate in cantieri, rigenerazione urbana e nuove opportunità abitative.
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