Ecco come cambiano edilizia residenziale pubblica e rigenerazione urbana

Dopo mesi di elaborazione normativa e confronto istituzionale, il Piano Casa del Governo entra nella fase operativa. Nei primi giorni di settembre è attesa la pubblicazione del primo bando da 700 milioni di euro dedicato alla riqualificazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi inutilizzabili a causa di degrado, obsolescenza impiantistica o necessità di manutenzioni straordinarie. 

Il provvedimento rappresenta il primo tassello di una strategia più ampia che punta ad aumentare l’offerta abitativa accessibile e a riportare sul mercato sociale una parte significativa del patrimonio ERP esistente, evitando nuovo consumo di suolo e valorizzando immobili già costruiti. 

Per il mondo delle costruzioni si tratta di una misura di grande interesse: il piano attiverà infatti interventi diffusi di recupero edilizio, efficientamento energetico, adeguamento impiantistico, miglioramento sismico e manutenzione straordinaria su scala nazionale. 

La sfida non è costruire soltanto nuove abitazioni, ma recuperare rapidamente il patrimonio pubblico esistente e oggi inutilizzato.

La strategia del Governo: rigenerare il patrimonio ERP

La fonte istituzionale di riferimento è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che nell’ambito del Piano Casa individua tra gli obiettivi prioritari la riqualificazione e la riconversione del patrimonio pubblico inutilizzato o sottoutilizzato a fini abitativi. 

L’impostazione del Piano si basa su un principio ormai condiviso dalle politiche europee e nazionali: la risposta all’emergenza abitativa passa prima di tutto attraverso il recupero dell’esistente. Per questo motivo il Governo ha individuato nell’edilizia residenziale pubblica uno degli assi strategici di intervento. 

Secondo le anticipazioni emerse dai lavori della Cabina di regia presso il Mit, il programma complessivo mira a rendere disponibili nel tempo decine di migliaia di abitazioni oggi non assegnabili, contribuendo contemporaneamente alla riqualificazione urbana di quartieri e periferie.

Come saranno distribuite le risorse

Il meccanismo di assegnazione dei finanziamenti dovrebbe svilupparsi in due fasi.

In una prima fase i 700 milioni saranno ripartiti tra le Regioni sulla base della consistenza del patrimonio ERP risultante dall’ultimo censimento disponibile, riferito al 2021 e comprensivo degli alloggi gestiti direttamente dai Comuni.

Successivamente saranno individuati gli specifici interventi da finanziare attraverso le candidature presentate dai soggetti proprietari o gestori degli immobili.

Tra i beneficiari figurano:

  • Ater e aziende casa;
  • enti strumentali regionali;
  • società in house;
  • Comuni proprietari di patrimonio ERP;
  • gestori pubblici dell’edilizia residenziale. 

I soggetti attuatori dovranno presentare elenchi dettagliati degli immobili da recuperare, delle opere previste e dei tempi di realizzazione. 

Invitalia protagonista nell’attuazione

Un elemento particolarmente rilevante per il settore delle costruzioni riguarda il ruolo operativo di Invitalia, individuata come soggetto attuatore della procedura in raccordo con il Ministero delle Infrastrutture. 

La presenza dell’Agenzia potrebbe favorire una maggiore standardizzazione delle procedure, accelerando le fasi di selezione e affidamento degli interventi.

Per imprese, progettisti e filiera tecnica si apre quindi una prospettiva di lavori distribuiti su tutto il territorio italiano, con particolare concentrazione nelle regioni caratterizzate da un consistente patrimonio ERP e da elevati livelli di fabbisogno abitativo.

Un volano per il mercato delle costruzioni

L’impatto economico del programma va oltre la sola dimensione sociale. Il recupero degli alloggi pubblici richiede infatti:

  • opere edili di riqualificazione;
  • adeguamenti strutturali;
  • efficientamento energetico;
  • sostituzione degli impianti;
  • interventi di accessibilità;
  • digitalizzazione e gestione tecnica del patrimonio immobiliare.

Si tratta di attività che generano domanda per l’intera filiera delle costruzioni, dalle imprese generaliste agli impiantisti, fino ai professionisti incaricati della progettazione e della direzione lavori.

Inoltre, il modello adottato dal Piano Casa si inserisce nel solco delle politiche di rigenerazione urbana che negli ultimi anni hanno progressivamente sostituito la logica espansiva delle nuove edificazioni con quella del recupero e della riqualificazione del patrimonio esistente.

La sfida dell’equilibrio territoriale

Uno dei nodi principali sarà la distribuzione delle risorse tra le diverse aree del Paese.

Le regioni con il patrimonio ERP più consistente, come Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana, presentano un fabbisogno potenzialmente in grado di assorbire una quota molto rilevante dei fondi disponibili. Per questo il Governo starebbe valutando meccanismi capaci di garantire un equilibrio territoriale e un’effettiva capacità di spesa. 

L’obiettivo è evitare sia la concentrazione dei fondi in poche regioni sia l’assegnazione di risorse a territori privi di progetti immediatamente cantierabili. 

Dalla casa popolare alla rigenerazione urbana

Al di là dell’aspetto abitativo, il bando da 700 milioni rappresenta un intervento di politica industriale e urbana.

Recuperare patrimoni ERP degradati significa migliorare la qualità dei quartieri, ridurre il consumo di nuovo suolo, aumentare l’efficienza energetica degli edifici e generare investimenti pubblici diffusi sul territorio.

Per il comparto delle costruzioni il Piano Casa potrebbe trasformarsi in uno dei più importanti programmi di riqualificazione residenziale dei prossimi anni, con effetti destinati a coinvolgere imprese, progettisti, gestori patrimoniali e amministrazioni locali. E proprio da settembre, con il primo bando atteso dal Ministero delle Infrastrutture, si capirà quanto rapidamente questa ambiziosa strategia riuscirà a tradursi in cantieri e abitazioni nuovamente disponibili per le famiglie in graduatoria. 


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