Dopo l’annuncio del tavolo di confronto tra Governo, ANCE e operatori delle costruzioni, emerge con maggiore chiarezza il quadro che sta alla base del Piano Nazionale di Ripristino della Natura. Il progetto, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, rappresenta la declinazione italiana della Nature Restoration Law europea e avrà effetti che interesseranno anche urbanistica, rigenerazione urbana e sviluppo delle città.

Il dibattito che si è acceso nelle ultime settimane attorno ai possibili impatti della Nature Restoration Law sul comparto edilizio nasce dall’attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul Ripristino della Natura, entrato in vigore nell’agosto 2024. La normativa introduce un quadro giuridico comune per il recupero degli ecosistemi degradati e impone agli Stati membri la predisposizione di specifici Piani nazionali di intervento.

Per l’Italia questo percorso si traduce nella redazione del Piano Nazionale di Ripristino (PNR), attualmente in fase di definizione e oggetto di consultazione pubblica.

Un tema che riguarda anche le città

Il Ministero dell’Ambiente ricorda che il ripristino della natura rappresenta uno dei pilastri delle strategie europee e nazionali contro la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici. Le valutazioni disponibili evidenziano infatti una situazione critica: l’89% degli habitat terrestri italiani e oltre la metà delle specie di flora e fauna si trovano in uno stato di conservazione sfavorevole.

Da qui l’obiettivo di incrementare la resilienza degli ecosistemi e migliorare la qualità ambientale dei territori, comprese le aree urbane. Un tema che coinvolge direttamente il settore delle costruzioni, chiamato a confrontarsi con nuove regole sulla gestione del suolo, degli spazi verdi e dei processi di trasformazione delle città.

Gli obiettivi della Nature Restoration Law

Secondo il Mase, il regolamento europeo punta a garantire il recupero della biodiversità e degli ecosistemi degradati, contribuendo contemporaneamente alla mitigazione climatica, alla sicurezza alimentare e al rispetto degli impegni internazionali dell’Unione Europea.

A livello comunitario è stato fissato un obiettivo particolarmente ambizioso: attivare misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri e marine europee entro il 2030, estendendo progressivamente gli interventi agli ecosistemi che necessitano di recupero entro il 2050.

Si tratta di un percorso che inevitabilmente incrocia temi centrali per il mercato delle costruzioni, dalla rigenerazione urbana alla riqualificazione del patrimonio esistente, fino alle strategie di contenimento del consumo di suolo.

Biodiversità e rigenerazione urbana

Nella visione del Governo, la tutela degli ecosistemi non deve entrare in conflitto con lo sviluppo urbano. Non a caso, il sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante ha recentemente sottolineato la necessità di sviluppare sinergie tra gli obiettivi del Piano e le politiche di rigenerazione urbana, richiamando il Piano Casa, il futuro Codice delle costruzioni e la riforma del Testo Unico dell’Edilizia.

L’intenzione è costruire un quadro normativo che favorisca il rinnovo del patrimonio edilizio esistente, l’efficienza energetica, la sicurezza antisismica e una maggiore sostenibilità ambientale, evitando al tempo stesso il blocco degli investimenti e delle trasformazioni urbane.

Un Piano che richiede il contributo di tutti gli stakeholder

Il Ministero dell’Ambiente definisce il ripristino della natura una sfida comune che richiede la partecipazione di istituzioni, imprese, enti locali e cittadini. Proprio per questo motivo il Piano Nazionale di Ripristino è accompagnato da una fase di consultazione e confronto destinata a raccogliere osservazioni e proposte dai diversi attori coinvolti.

In questo contesto si inserisce il tavolo annunciato con ANCE e ANCI, destinato a rappresentare uno dei principali luoghi di confronto tra obiettivi ambientali europei e necessità operative del comparto edilizio.

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)

«Il ripristino della natura è una sfida comune a tutta la società, che richiede un approccio collaborativo tra i diversi settori e l’integrazione delle prospettive di tutti i soggetti coinvolti».


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