Le antiche cetarie di Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa, rappresentano uno dei più importanti complessi archeologici costieri del Mediterraneo e oggi sono minacciate dall’erosione marina e dagli effetti del cambiamento climatico.
La difesa del patrimonio culturale passa sempre più spesso dall’ingegneria ambientale. È il caso della ricerca sviluppata da Emanuele Savoca, laureato al Dipartimento di Ingegneria Civile-Industriale e Architettura dell’Università di Catania, che ha ottenuto una menzione di merito nell’ambito del premio nazionale“10 Tesi per la Sostenibilità” grazie a uno studio dedicato alla protezione delle antiche cetarie di Portopalo di Capo Passero.
L’elaborato affronta un tema sempre più centrale per il settore delle costruzioni e della gestione del territorio: come salvaguardare siti archeologici costieri esposti agli effetti dell’erosione marina senza ricorrere necessariamente a opere rigide che alterino il paesaggio e gli ecosistemi naturali.
Un sito archeologico minacciato dal cambiamento climatico
Le cetarie ellenistiche e romane di Portopalo di Capo Passero rappresentano uno dei più importanti complessi antichi del Mediterraneo dedicati alla lavorazione del pesce e alla produzione del garum. Il sito conserva oltre cinquanta vasche archeologiche situate a poca distanza dalla linea di costa, oggi particolarmente vulnerabili alle mareggiate e ai fenomeni erosivi.
L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteo-marini estremi, associato ai cambiamenti climatici, sta infatti accrescendo il rischio di allagamento e degrado di numerosi siti culturali costieri, imponendo nuove strategie di adattamento capaci di coniugare tutela e sostenibilità.
Il ripascimento come soluzione basata sulla natura
La tesi, dal titolo Valutazione della dinamica costiera e ipotesi di protezione delle cetarie ellenistiche e romane di Portopalo di Capo Passero, propone l’impiego di una Nature-Based Solution (NBS), nello specifico un intervento di ripascimento costiero, per mitigare gli effetti dell’erosione e delle mareggiate.
A differenza delle tradizionali opere di difesa rigide, il ripascimento punta a rafforzare la capacità naturale della spiaggia di dissipare l’energia delle onde, garantendo maggiore integrazione paesaggistica e minori impatti sugli ecosistemi costieri.
La ricerca è stata sviluppata sotto la supervisione della professoressa Rosaria Ester Musumeci, con la collaborazione degli ingegneri Massimiliano Marino e Sofia Nasca, e rappresenta un esempio di integrazione tra ingegneria costiera, resilienza climatica e conservazione del patrimonio culturale.
Modellazione avanzata e scenari previsionali
Per valutare l’efficacia dell’intervento, lo studio ha utilizzato dati meteomarini del programma europeo Copernicus, analizzando il clima ondoso dell’area e le principali direzioni di propagazione delle onde. Successivamente sono stati elaborati diversi scenari attraverso la catena modellistica SWAN-XBeach, oggi tra gli strumenti più utilizzati per lo studio della dinamica costiera e degli effetti delle mareggiate. Il confronto tra lo scenario attuale e quello successivo all’intervento di ripascimento ha prodotto risultati particolarmente significativi dal punto di vista della protezione del sito archeologico.
Riduzione degli allagamenti fino al 44%
Secondo le simulazioni sviluppate nella ricerca, il ripascimento consentirebbe di ridurre di circa il 15% l’area allagata all’interno del sito archeologico. Ancora più rilevanti gli effetti sui volumi d’acqua invasivi, che diminuirebbero di almeno il 32% durante mareggiate con tempo di ritorno di 25 anni e fino al 44% per eventi con tempo di ritorno di 50 anni. Lo studio evidenzia inoltre una buona stabilità dell’intervento, con avanzamenti residui medi della spiaggia compresi tra 19 e 22 metri anche dopo eventi meteomarini intensi.
Un modello per la tutela del patrimonio costiero
Il riconoscimento ottenuto nell’ambito del premio “10 Tesi per la Sostenibilità” valorizza una ricerca che propone un approccio innovativo alla protezione dei beni culturali esposti agli effetti del cambiamento climatico. L’aspetto più interessante per il settore delle costruzioni e dell’ingegneria civile riguarda proprio la possibilità di sostituire o integrare le difese tradizionali con soluzioni capaci di lavorare in sinergia con i processi naturali. Un approccio che trova crescente applicazione nella progettazione delle opere costiere e nella pianificazione degli interventi di adattamento climatico.
Con l’aumento della vulnerabilità delle coste italiane, casi studio come quello di Portopalo dimostrano come le Nature-Based Solutions possano diventare uno strumento efficace non solo per proteggere infrastrutture e insediamenti, ma anche per preservare la memoria storica custodita lungo il litorale.

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