La digitalizzazione nel settore delle costruzioni ha superato la fase sperimentale. Oggi interessa l’intera filiera, dalla progettazione alla gestione dell’opera, passando per gli appalti pubblici, il cantiere, la manutenzione e il rapporto con la pubblica amministrazione. Nel 2025 e nel 2026 l’accelerazione normativa, l’ingresso dell’intelligenza artificiale e la diffusione dei digital twin stanno ridefinendo il modo in cui vengono concepiti, realizzati e gestiti edifici e infrastrutture. 

1. Dal Bim alla Gestione Informativa Digitale: il dato diventa il vero asset

Per anni il Building Information Modeling (Bim) è stato il simbolo dell’innovazione nelle costruzioni. Oggi il dibattito si è spostato verso un concetto più ampio: la Gestione Informativa Digitale (GID).

Il nuovo quadro normativo italiano, introdotto dal Codice dei Contratti Pubblici e dai successivi aggiornamenti, non considera più il Bim come semplice modellazione tridimensionale, ma come parte di un ecosistema informativo che accompagna l’opera durante tutto il suo ciclo di vita. L’obiettivo è garantire interoperabilità, tracciabilità e condivisione dei dati tra progettisti, imprese, committenze e gestori.

La trasformazione è culturale prima ancora che tecnologica: il valore non risiede più nel modello digitale in sé, ma nella qualità e nella disponibilità delle informazioni generate e aggiornate nel tempo.

Per imprese e studi di progettazione questo significa ripensare processi, competenze e organizzazione interna, passando da una logica documentale a una basata sulla gestione dei dati.

2. La digitalizzazione entra definitivamente negli appalti pubblici

Uno dei passaggi più importanti degli ultimi mesi è rappresentato dalla pubblicazione delle nuove Linee Guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la gestione informativa digitale delle stazioni appaltanti e degli enti concedenti.

Le linee guida puntano a rendere pienamente operativa la digitalizzazione dei lavori pubblici, fornendo indicazioni per l’adozione di processi digitali coordinati e promuovendo l’impiego del Bim per migliorare la qualità progettuale, ridurre le varianti in corso d’opera e aumentare la prevedibilità di tempi e costi.

Si tratta di un passaggio strategico anche in chiave Pnrr. La digitalizzazione dei processi autorizzativi e degli appalti è infatti considerata una leva fondamentale per aumentare l’efficienza degli investimenti pubblici e migliorare la trasparenza delle procedure.

La conseguenza diretta è che la capacità di gestire correttamente flussi informativi digitali diventa sempre più un requisito competitivo per progettisti, società di ingegneria e imprese di costruzione.

3. Intelligenza artificiale e Digital Twin trasformano progettazione e gestione

Se il Bim è stato il motore della prima fase della trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale è destinata a essere il principale acceleratore della seconda.

Le applicazioni stanno aumentando rapidamente: supporto alla progettazione, verifica automatizzata della conformità normativa, analisi predittiva delle prestazioni, ottimizzazione energetica, gestione documentale e assistenza nella manutenzione degli asset.

Parallelamente cresce l’interesse verso i Digital Twin, repliche digitali dinamiche degli edifici e delle infrastrutture alimentate da dati provenienti da modelli Bim, sensori IoT e sistemi gestionali. Grazie a queste tecnologie è possibile monitorare lo stato di un’opera in tempo reale, simulare scenari futuri e programmare interventi manutentivi più efficienti.

Anche la Commissione europea individua nella digitalizzazione e nell’adozione dell’intelligenza artificiale una leva strategica per migliorare competitività e produttività di un comparto che continua a soffrire di bassi livelli di innovazione rispetto ad altri settori industriali.

Per il settore Aec, il tema non è più se adottare l’AI, ma come integrarla nei processi esistenti mantenendo qualità, affidabilità e controllo dei dati.

4. L’interoperabilità diventa la nuova frontiera: arriva IFC5

Uno dei limiti storici della digitalizzazione delle costruzioni è stato rappresentato dalla difficoltà di far dialogare software e piattaforme differenti. Per questo motivo la comunità internazionale guarda con grande attenzione allo sviluppo di IFC5, la nuova generazione dello standard aperto promosso da buildingSMART.

La nuova struttura modulare promette maggiore scalabilità, una migliore gestione delle informazioni e una più efficace integrazione con gli ecosistemi digitali emergenti. L’obiettivo è garantire uno scambio dati più fluido tra progettisti, imprese, gestori e software diversi, superando definitivamente molte delle barriere che ancora ostacolano l’interoperabilità.

L’evoluzione degli standard openBim assume un’importanza strategica perché la trasformazione digitale non può svilupparsi attraverso sistemi chiusi. La capacità di condividere dati affidabili e strutturati lungo tutta la filiera sarà uno dei principali fattori competitivi nei prossimi anni.

5. Dalla progettazione agli Sportelli Unici: la digitalizzazione coinvolge tutta la filiera

La trasformazione digitale non riguarda soltanto progettazione e cantiere. Un ambito destinato ad avere effetti concreti sull’attività quotidiana di professionisti e imprese è quello delle procedure amministrative. Nel 2025 il Dipartimento della Funzione Pubblica ha attivato nuovi finanziamenti per l’adeguamento delle piattaforme degli Sportelli Unici per l’Edilizia (SUE), con l’obiettivo di creare sistemi interoperabili e uniformi su tutto il territorio nazionale.

L’intervento si inserisce nel più ampio processo di digitalizzazione previsto dal PNRR e punta a semplificare la gestione delle pratiche edilizie, migliorare la qualità dei servizi e ridurre tempi e complessità burocratiche. Per la prima volta la digitalizzazione interessa contemporaneamente:

  • progettazione;
  • gestione documentale;
  • autorizzazioni edilizie;
  • appalti pubblici;
  • cantiere;
  • facility management;
  • manutenzione e gestione del patrimonio.

La costruzione del futuro sarà quindi sempre meno basata sul trasferimento di documenti e sempre più sulla condivisione di dati.

La vera sfida resta organizzativa

L’8° Rapporto Oice sulla digitalizzazione evidenzia come la trasformazione sia ormai avviata in modo irreversibile, ma ancora caratterizzata da forti differenze tra i diversi attori del settore. Le stazioni appaltanti stanno migliorando il proprio livello di maturità digitale, mentre progettisti e società di ingegneria risultano generalmente più avanzati. Le maggiori difficoltà si registrano ancora tra le PMI delle costruzioni, che devono affrontare investimenti in tecnologia, formazione e riorganizzazione dei processi.

In altre parole, il problema non è più la disponibilità degli strumenti. Bim, cloud, AI, digital twin e piattaforme collaborative esistono già. La sfida dei prossimi anni sarà sviluppare competenze, standard condivisi e una cultura del dato capace di trasformare l’innovazione tecnologica in maggiore produttività, sostenibilità e qualità dell’ambiente costruito.


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