Il sistema europeo di scambio delle quote di CO₂ rischia di rallentare la decarbonizzazione dei settori hard-to-abate. Per il comparto cementiero il costo Ets ha pesato per il 16% dell’Ebitda tra il 2021 e il 2024 e le cementerie europee si sono ridotte del 6% nell’ultimo decennio.
Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) sta esercitando una pressione crescente sull’industria del cemento, uno dei settori più esposti alle politiche climatiche comunitarie. A evidenziarlo è lo studio“Valutazione del sistema ETS e indirizzi di riforma”, realizzato dal CESISP dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che analizza gli effetti del meccanismo europeo sui comparti industriali a maggiore intensità emissiva, tra cui quello rappresentato da Federbeton. Secondo l’analisi, l’attuale configurazione dell’ETS rischia di compromettere la competitività delle industrie europee senza produrre, nel breve periodo, un’accelerazione proporzionata dei processi di decarbonizzazione.
Cemento, un settore sotto pressione
Lo studio rileva che tra il 2013 e il 2024 il numero delle cementerie presenti nell’Unione Europea è diminuito del 6%, mentre il costo legato all’ETS ha rappresentato mediamente il 16% dell’EBITDA delle imprese europee del comparto nel periodo 2021-2024. Si tratta di un peso economico significativo che, secondo i ricercatori, assorbe una quota crescente delle risorse aziendali, limitando la capacità di finanziare gli investimenti necessari per la transizione ambientale.
Il comparto cementiero viene inoltre classificato tra quelli a più alto rischio residuo di esposizione all’ETS. Una parte consistente delle emissioni deriva infatti dal processo chimico di produzione del clinker, un fenomeno che non può essere eliminato esclusivamente attraverso interventi di efficienza energetica o elettrificazione degli impianti. A incidere ulteriormente sono la limitata disponibilità di infrastrutture per la cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS), lo sviluppo ancora insufficiente delle reti energetiche e la necessità di ampliare l’uso di combustibili alternativi.
Federbeton: servono investimenti e tecnologie mature
Per Federbeton il principio alla base dell’ETS continua a essere valido, ma richiede un aggiornamento che tenga conto delle peculiarità dei settori industriali difficili da decarbonizzare e dell’effettiva disponibilità delle tecnologie necessarie alla riduzione delle emissioni. La Federazione ritiene necessario evitare che benchmark sempre più stringenti e la graduale riduzione delle quote gratuite producano un aumento dei costi prima che le soluzioni industriali siano realmente disponibili su larga scala. Tra le richieste avanzate dal settore figurano una maggiore prevedibilità del prezzo del carbonio, una riduzione degli effetti della finanziarizzazione del mercato ETS e il reinvestimento di una quota significativa dei proventi derivanti dal sistema in tecnologie di decarbonizzazione.
Le priorità individuate includono la diffusione della CCS, l’impiego di combustibili alternativi, la digitalizzazione dei processi produttivi e l’ammodernamento degli impianti. Parallelamente, Federbeton sottolinea l’importanza di un’applicazione efficace del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) per contrastare i fenomeni di carbon leakage e preservare la competitività dell’industria europea.
Nicola Zampella | Direttore generale di Federbeton
«L’industria del cemento è pienamente impegnata nel percorso di decarbonizzazione e ha già individuato le principali leve tecnologiche per ridurre le proprie emissioni. Tuttavia, molte di queste soluzioni richiedono tempo, investimenti e infrastrutture che non dipendono esclusivamente dalle imprese. Lo studio della Bicocca conferma che il rischio è quello di trasformare l’ETS in un costo crescente che sottrae risorse agli investimenti industriali. La transizione ecologica non si realizza comprimendo la capacità produttiva europea, ma creando le condizioni affinché le imprese possano investire nelle tecnologie necessarie a ridurre realmente le emissioni».
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