Il Decreto Infrastrutture rappresenta un passo importante per accelerare la realizzazione delle opere pubbliche e il completamento degli interventi collegati al PNRR, ma secondo l’Ance occorre introdurre alcuni correttivi immediati per garantire la sostenibilità economica dei cantieri. È questa la posizione espressa dall’Associazione nazionale costruttori edili durante l’audizione presso la Commissione Bilancio della Camera sul disegno di legge di conversione del DL 107/2026.
Al centro delle richieste dell’associazione guidata da Federica Brancaccio e rappresentata dal vicepresidente Edoardo Bianchi e dal direttore generale Massimo Ciucci, c’è soprattutto la necessità di sospendere temporaneamente il recupero dell’anticipazione contrattuale, misura ritenuta essenziale per sostenere la liquidità delle imprese in una fase nuovamente caratterizzata da forti tensioni sui prezzi delle materie prime.
Anticipazione contrattuale: la richiesta di sospensione fino a fine 2026
La proposta principale avanzata dall’Ance riguarda la sospensione del recupero dell’anticipazione riconosciuta alle imprese esecutrici di lavori pubblici.
Secondo l’associazione, l’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e gli effetti sulle catene di approvvigionamento hanno determinato nuovi aumenti dei costi che stanno comprimendo i margini delle imprese impegnate nei cantieri pubblici. Per questo motivo viene chiesto di congelare temporaneamente il recupero dell’anticipazione almeno fino al 31 dicembre 2026, senza generare nuovi oneri per la finanza pubblica.
L’obiettivo è garantire maggiore liquidità alle aziende durante l’esecuzione dei contratti e preservare la continuità dei lavori in corso. Ance sottolinea inoltre che la misura potrebbe diventare definitiva nei casi in cui persistano crediti ancora insoluti legati alle compensazioni del caro materiali.
Caro materiali: ancora 2 miliardi da liquidare
Nel documento depositato alla Camera, l’associazione torna sul tema delle compensazioni riconosciute alle imprese per gli aumenti eccezionali dei prezzi. Secondo Ance risultano ancora da erogare circa 2 miliardi di euro relativi a compensazioni già riconosciute per lavorazioni eseguite nel 2024 e nel 2025. In alcuni casi le imprese attendono il pagamento da oltre due anni.
La situazione rischia di aggravarsi perché le disponibilità di competenza e di cassa previste per il 2026 sarebbero già esaurite. Per questo l’associazione chiede un intervento nell’ambito dell’Assestamento di Bilancio oppure l’utilizzo delle risorse residue previste dal Piano per smaltire integralmente l’arretrato e ripristinare un flusso regolare di compensazioni.
Bitume, plastica e acciaio: nuovi rincari sui cantieri
L’allarme dell’Ance nasce anche dall’andamento delle materie prime. Nel dossier presentato alla Commissione, l’associazione evidenzia che dall’inizio della crisi mediorientale il bitume ha registrato aumenti superiori al 50%, i prodotti plastici rincari fino al 100% e il ferro tondo per cemento armato incrementi intorno al 20%.In particolare, per le opere stradali il peso del bitume risulta determinante: secondo l’Ance, una pavimentazione oggi può costare fino al 25% in più rispetto a poche settimane fa.
SOA: ritorna la richiesta della soglia da 150mila euro
Tra le proposte correttive figura anche la revisione delle regole sullo scorporo delle categorie SOA. L’Ance ritiene necessario reintrodurre la soglia fissa di 150 mila euro accanto al criterio percentuale del 10% previsto dall’attuale Codice dei contratti pubblici. Secondo l’associazione, il sistema vigente rischia di non evidenziare adeguatamente lavorazioni specialistiche di importo significativo negli appalti di maggiore dimensione.
Nel documento viene riportato l’esempio di un appalto da 50 milioni di euro, dove oggi vengono scorporate soltanto le lavorazioni superiori a 5 milioni. Ciò potrebbe creare criticità nella qualificazione degli operatori e nell’utilizzo corretto del subappalto necessario.
CIGO e ondate di calore: giudizio positivo ma serve una norma strutturale
L’associazione valuta favorevolmente anche la disposizione del decreto che estende al secondo semestre 2026 la non computabilità dei periodi di sospensione dell’attività lavorativa causati da eventi climatici eccezionali ai fini della durata della Cassa integrazione ordinaria.
La misura riguarda fenomeni sempre più frequenti come ondate di calore, maltempo estremo e altri eventi non evitabili che incidono sulla regolare attività dei cantieri. Tuttavia l’Ance chiede che la disposizione diventi permanente, evidenziando come sia stata riproposta per quattro anni consecutivi e come il settore edile versi contributi significativamente più elevati rispetto ad altri comparti industriali.
La riforma della contabilità pubblica vista dal settore delle costruzioni
Un altro tema affrontato nell’audizione riguarda la riforma della contabilità pubblica prevista dagli articoli 8-13 del decreto.
Il passaggio a un sistema economico-patrimoniale (accrual), previsto dal PNRR, viene considerato positivamente dall’Ance perché consentirà una conoscenza più approfondita del patrimonio pubblico e dei costi di manutenzione delle infrastrutture.
Secondo l’associazione, la nuova impostazione potrebbe favorire una programmazione degli investimenti più orientata alla conservazione e valorizzazione del patrimonio esistente, introducendo una logica di gestione basata sull’intero ciclo di vita delle opere pubbliche.
Le imprese chiedono certezze per chiudere la stagione del PNRR
Nel complesso il giudizio dell’Ance sul DL Infrastrutture è favorevole, ma il settore ritiene indispensabile accompagnare l’attuazione del provvedimento con misure che garantiscano liquidità, certezza dei pagamenti e stabilità economica dei contratti.
Per i costruttori, la combinazione tra nuovi rincari delle materie prime, compensazioni ancora non liquidate e cantieri PNRR in fase decisiva rende necessario un intervento rapido. In questa prospettiva, la sospensione del recupero dell’anticipazione contrattuale viene indicata come la misura più urgente per evitare tensioni finanziarie e rallentamenti nell’esecuzione delle opere.
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