La casa diventa una questione strutturale

L’accesso alla casa in Italia sta diventando uno dei principali temi sociali ed economici del Paese. A certificarlo è il nuovo rapporto 2025 della rete di ricerca Franet, che opera per conto dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), secondo cui la crisi abitativa non può più essere interpretata come un’emergenza temporanea, ma come un fenomeno strutturale destinato a incidere profondamente sulla coesione sociale e sullo sviluppo delle città. 

Tra aumento dei canoni di locazione, crescita degli affitti brevi turistici, insufficienza dell’edilizia residenziale pubblica e difficoltà economiche delle famiglie, il diritto alla casa appare sempre più fragile per una fascia crescente della popolazione. 

Oltre 40mila sfratti in un anno

I numeri raccolti dal rapporto europeo mostrano un quadro particolarmente critico. Nel 2024 in Italia sono stati emessi 40.158 provvedimenti esecutivi di sfratto, con un incremento dell’1,99% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà interessa le grandi aree metropolitane, dove la pressione del mercato immobiliare è più elevata e l’offerta abitativa accessibile continua a ridursi. 

Ancora più significativo il dato relativo alle richieste di esecuzione presentate agli ufficiali giudiziari, salite a 81.054, con una crescita annua del 9,82%. Gli sfratti materialmente eseguiti con il supporto della forza pubblica sono stati invece 21.337. 

La causa prevalente rimane la morosità incolpevole o persistente, responsabile di oltre 30mila procedure. Un elemento che conferma il crescente disagio economico di molte famiglie e la difficoltà di sostenere costi abitativi sempre più elevati.

Affitti brevi e carenza di alloggi: il mercato cambia volto

Secondo l’analisi Franet, uno dei fattori che stanno contribuendo alla tensione abitativa è la diffusione delle locazioni brevi a uso turistico. Nelle principali città italiane una quota crescente del patrimonio immobiliare viene destinata agli affitti di breve durata, riducendo l’offerta disponibile per residenti e lavoratori. Parallelamente, gli investimenti nell’edilizia residenziale pubblica risultano insufficienti a soddisfare la domanda delle categorie economicamente più fragili. Il risultato è una crescente difficoltà di accesso alla casa, soprattutto per giovani, famiglie monoreddito, lavoratori precari e anziani.

Quasi 100mila persone senza dimora

Il rapporto dedica ampio spazio anche alla condizione delle persone senza fissa dimora. L’ultima rilevazione disponibile indica 96.197 persone senza dimora in Italia, delle quali oltre 65mila uomini. Più della metà sono cittadini italiani e tra loro risultano presenti oltre 12.800 minorenni. I dati evidenziano come il fenomeno non riguardi più soltanto singole situazioni di marginalità estrema, ma coinvolga sempre più spesso interi nuclei familiari.

Le risposte del Governo tra incentivi e sostegni

Sul fronte delle politiche pubbliche, la Legge di Bilancio 2026 ha confermato alcuni strumenti di supporto. Tra le principali misure figurano:

  • proroga del Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa;
  • rifinanziamento del Fondo per la morosità incolpevole;
  • agevolazioni fiscali per lavoratori che trasferiscono la propria residenza per ragioni professionali. 

Secondo il rapporto, si tratta però di interventi che non riescono ancora a incidere sulle cause profonde della crisi abitativa, legate alla scarsità dell’offerta e alla crescente difficoltà economica delle famiglie. 

Piano Casa e social housing: risorse ancora insufficienti

Tra gli strumenti individuati dal Governo figura il nuovo Piano Casa Nazionale 2025-2027, dotato di 660 milioni di euro e orientato a promuovere programmi di edilizia sociale e riqualificazione del patrimonio pubblico. A questo si aggiungono gli investimenti del Pnrr destinati all’housing sociale e alle “Stazioni di posta”, centri di accoglienza temporanea integrati con servizi sanitari e assistenziali, per un valore di circa 450 milioni di euro. Tuttavia, il rapporto sottolinea come ritardi attuativi e frammentazione delle politiche continuino a limitarne l’efficacia concreta. 

Il dibattito sul diritto all’abitare

Uno degli aspetti più delicati evidenziati dalla ricerca riguarda l’equilibrio tra tutela della proprietà privata e diritto alla casa. Gli analisti della FRA osservano come negli ultimi anni il legislatore abbia puntato soprattutto sull’accelerazione delle procedure di rilascio degli immobili e sul contrasto alle occupazioni abusive, mentre risultano meno incisive le misure di protezione preventiva delle persone vulnerabili. 

Secondo il rapporto, il rischio è che la crisi venga affrontata prevalentemente come un problema amministrativo e di ordine pubblico anziché come una questione sociale e strutturale.

Le esperienze virtuose: dall’Housing First agli Housing Hub

Non mancano però esempi positivi. Tra le pratiche più promettenti vengono citati progetti ispirati al modello Housing First, che considera l’abitazione il punto di partenza per il recupero dell’autonomia personale, e iniziative territoriali come il Progetto C.A.S.A. in Lombardia, basato sulla collaborazione tra amministrazioni locali, fondazioni e terzo settore. Questi modelli dimostrano che una gestione preventiva del disagio abitativo può ridurre il ricorso agli sfratti e favorire percorsi più sostenibili di inclusione sociale. 

Una sfida che riguarda anche il settore delle costruzioni

Per il mondo delle costruzioni la crisi abitativa rappresenta una sfida strategica. L’aumento della domanda di alloggi accessibili, la necessità di riqualificare il patrimonio esistente e il rilancio dell’edilizia sociale richiedono nuovi modelli di partnership tra pubblico e privato, investimenti nel social housing e una maggiore capacità di programmare interventi di lungo periodo.

Il rapporto FRA conclude che il diritto all’abitare rappresenta uno dei presupposti fondamentali per garantire inclusione sociale, salute, lavoro e istruzione. Senza una politica strutturale per la casa, il rischio è che l’emergenza abitativa continui ad allargarsi, generando nuove fragilità nelle città italiane.


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