Manca meno di un mese al termine del 31 agosto 2026, data che rappresenta uno spartiacque per l’intero comparto delle costruzioni. La fase conclusiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sta concentrando energie, risorse e capacità operative di imprese e stazioni appaltanti, mentre il settore inizia già a interrogarsi su ciò che accadrà una volta esaurita la spinta straordinaria del PNRR.
Le costruzioni arrivano a questo appuntamento in una condizione complessa ma non negativa. Da un lato continuano a crescere gli investimenti pubblici, sostenuti da infrastrutture, opere ferroviarie e cantieri diffusi sul territorio. Dall’altro restano aperte questioni fondamentali come la tenuta del mercato residenziale, l’aumento dei costi di produzione e la necessità di individuare nuovi driver di sviluppo in grado di garantire continuità alla crescita oltre il 2026.
Il conto alla rovescia del Pnrr
La scadenza del 31 agosto rappresenta il vero punto di arrivo del ciclo PNRR. Entro tale data amministrazioni e soggetti attuatori devono completare la rendicontazione di target e milestone richiesti da Bruxelles. Il precedente termine del 30 giugno riguardava la conclusione operativa dei lavori, mentre agosto segna la chiusura della fase di certificazione e controllo della spesa.
La corsa finale sta mettendo sotto pressione molti enti locali, soprattutto nei comparti dell’edilizia scolastica, sanitaria e infrastrutturale. Alla complessità burocratica si aggiungono fattori ormai strutturali come la carenza di manodopera qualificata e l’aumento dei costi dei materiali, che hanno rallentato numerosi interventi durante l’attuazione del Piano.
Per il settore si apre così la grande questione del “dopo-PNRR”: come mantenere gli attuali livelli di investimento quando verrà meno il principale motore della crescita degli ultimi anni?
Ance: il mercato torna a crescere nel 2026
Le indicazioni più incoraggianti arrivano dagli scenari elaborati dall’Ance. Dopo una leggera flessione degli investimenti pari all’1,1% nel 2025, il settore dovrebbe tornare a crescere nel 2026 con un incremento stimato del 5,6%.
A sostenere il comparto sono soprattutto le opere pubbliche, attese in aumento del 12%, grazie alla fase finale di realizzazione dei grandi programmi infrastrutturali. Nel 2025 gli investimenti pubblici hanno già registrato una crescita superiore al 20%, confermando il ruolo trainante della domanda pubblica nell’attuale ciclo edilizio.
Secondo il monitoraggio Ance risultano inoltre aperti o completati oltre 17.600 cantieri finanziati dal PNRR, mentre gli investimenti ferroviari hanno raggiunto livelli record, con circa 11 miliardi di euro movimentati nel solo 2025.
Residenziale e riqualificazione restano le aree più deboli
La crescita delle opere pubbliche non basta però a nascondere le difficoltà di alcuni segmenti strategici del mercato. La progressiva uscita di scena del Superbonus continua infatti a pesare sulla riqualificazione edilizia, che nel 2025 registra una contrazione del 18% dopo il forte ridimensionamento già osservato nel 2024.
Anche la nuova edilizia residenziale mostra segnali di rallentamento, complice la diminuzione dei permessi di costruire e un clima economico ancora caratterizzato da incertezza. Per molte imprese il passaggio da un mercato sostenuto dagli incentivi fiscali a uno basato sulla domanda ordinaria rappresenta una delle principali sfide dei prossimi anni.
Non a caso il tema della casa sta tornando al centro del dibattito associativo e istituzionale, con richieste sempre più frequenti di nuove politiche dedicate all’housing e all’accessibilità abitativa.
I costi continuano a crescere
Sul fronte economico resta alta l’attenzione per l’andamento dei prezzi. Gli ultimi dati Istat indicano che a giugno 2026 i prezzi alla produzione delle costruzioni per edifici residenziali e non residenziali sono aumentati dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,8% su base annua. Per strade e ferrovie la crescita tendenziale raggiunge il 3,4%.
I dati confermano come la pressione sui costi non sia ancora completamente rientrata. Particolarmente rilevanti risultano gli incrementi registrati in alcuni comparti industriali collegati alla filiera delle costruzioni, dalla metallurgia ai prodotti chimici, con effetti diretti sulla marginalità delle imprese e sulla sostenibilità economica dei contratti in corso. Per molte aziende il tema della revisione prezzi continua quindi a rappresentare un elemento decisivo per preservare equilibrio finanziario e capacità di investimento.
Segnali positivi dall’Europa
Lo scenario continentale offre comunque indicazioni incoraggianti. Secondo Eurostat, a maggio 2026 la produzione nelle costruzioni è cresciuta dello 0,4% nell’Eurozona e dello 0,3% nell’Unione Europea rispetto ad aprile. Su base annua la crescita raggiunge rispettivamente l’1,2% e l’1,8%.
Il dato evidenzia una dinamica interessante: mentre la costruzione di edifici mostra segnali di rallentamento, continuano a crescere l’ingegneria civile e le attività specialistiche, confermando il ruolo centrale degli investimenti infrastrutturali pubblici nel sostenere il mercato europeo delle costruzioni. Una tendenza che appare in linea con quanto osservato anche in Italia, dove il peso delle grandi opere continua a compensare la debolezza di parte del comparto privato.
Liquidità e contratti pubblici: le novità del Dl Infrastrutture
Nella fase conclusiva del PNRR assume particolare rilevanza anche il recente Decreto Infrastrutture approvato dal Senato, che contiene disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano e introduce misure riguardanti i contratti di lavori pubblici, tra cui la sospensione temporanea del recupero dell’anticipazione.
La misura viene osservata con attenzione dagli operatori perché incide direttamente sulla liquidità delle imprese impegnate nei cantieri pubblici, un tema diventato sempre più centrale in una fase caratterizzata da elevati fabbisogni finanziari e da forti accelerazioni esecutive richieste dalla chiusura del PNRR.
Il vero tema: chi sostituirà il motore pubblico?
Il quadro che emerge è quello di un settore che continua a mostrare capacità di tenuta e prospettive positive nel breve periodo. Tuttavia, il modello di crescita degli ultimi anni è stato sostenuto in misura straordinaria da incentivi fiscali e investimenti pubblici eccezionali.
Per le imprese di costruzione la sfida della nuova fase sarà dunque aumentare produttività, innovazione, industrializzazione dei processi e competitività, così da ridurre la dipendenza dalle misure straordinarie e costruire una crescita strutturale di lungo periodo. Il 31 agosto chiuderà formalmente la stagione del PNRR. Per il mercato delle costruzioni, invece, inizierà una partita completamente nuova.
di Livia Randaccio
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