Conservazione e cantiere a secco | Sulle tombe di Postumio e Tres Puertas una struttura leggera, reversibile e industrializzata protegge il patrimonio archeologico attraverso controllo climatico passivo, montaggio a secco e materiali completamente smontabili

di prof. Emanuele Naboni

Ci sono opere che si giudicano dalla pianta e opere che si giudicano dal cantiere. La copertura che lo studio Nd_Arquitectos ha costruito sopra due tombe romane della necropoli di Carmona, a est di Siviglia, appartiene alla seconda categoria. Non è un tetto, non è un padiglione, non è un restauro nel senso tradizionale. È un dispositivo ambientale leggero, fabbricato in officina e montato a secco, che protegge il patrimonio regolandone il microclima e che, esaurito il suo compito, si può smontare senza lasciare traccia nel terreno archeologico. Per una rivista che si occupa di come si costruisce, è uno dei casi più istruttivi degli ultimi anni, perché tutta l’intelligenza dell’opera risiede nei dettagli costruttivi e nella sequenza di montaggio.

La necropoli vista dall’alto. Il valore del sito è anche la sua vulnerabilità: un paesaggio archeologico aperto, esposto al sole e alla pioggia, dove qualsiasi intervento permanente sarebbe un’intrusione sulla stratigrafia. La risposta non poteva che essere reversibile e a basso impatto ©Jesús Granada Fernández
La necropoli vista dall’alto. Il valore del sito è anche la sua vulnerabilità: un paesaggio archeologico aperto, esposto al sole e alla pioggia, dove qualsiasi intervento permanente sarebbe un’intrusione sulla stratigrafia. La risposta non poteva che essere reversibile e a basso impatto ©Jesús Granada Fernández
I montanti tubolari CHS, ridotti quasi al filo, reggono la copertura tra gli ulivi della necropoli. È la scelta più rischiosa e più riuscita del progetto: la struttura quasi sparisce, affidando la durata alla zincatura a caldo e a un piano di manutenzione che il Conjunto Arqueológico dovrà garantire nel tempo ©Jesús Granada Fernández
I montanti tubolari CHS, ridotti quasi al filo, reggono la copertura tra gli ulivi della necropoli. È la scelta più rischiosa e più riuscita del progetto: la struttura quasi sparisce, affidando la durata alla zincatura a caldo e a un piano di manutenzione che il Conjunto Arqueológico dovrà garantire nel tempo ©Jesús Granada Fernández

Ombra e conservazione

La necropoli romana di Carmona ospita le tombe di Postumio e Tres Puertas, entrambe interessate da fenomeni di degrado dovuti a infiltrazioni, elevata umidità relativa, eccessiva esposizione solare e concentrazione di CO₂. Su una calcarenite porosa e poco cementata, tali condizioni favoriscono microfratture, colonizzazioni biologiche e progressiva perdita delle superfici decorate. Da questa diagnosi nasce il progetto: non una semplice copertura ombreggiante, ma un sistema capace di governare contemporaneamente luce, calore e ventilazione per garantire condizioni di conservazione più stabili agli ipogei.

Sezione trasversale: i due ipogei scavati nella roccia, la copertura che li scavalca su montanti sottili, la camera d’aria che fa da intercapedine climatica. Il disegno è la sintesi dell’idea: una macchina sospesa sopra un vuoto archeologico, che lavora sul microclima senza toccare le camere ©Nd_Arquitectos
Sezione trasversale: i due ipogei scavati nella roccia, la copertura che li scavalca su montanti sottili, la camera d’aria che fa da intercapedine climatica. Il disegno è la sintesi dell’idea: una macchina sospesa sopra un vuoto archeologico, che lavora sul microclima senza toccare le camere ©Nd_Arquitectos
I cassoni di zavorra in lamiera S280GD, con irrigidimenti diagonali e nodi bullonati per i montanti, posati sul geotessile. È il dettaglio che porta il peso dell’intera tesi del progetto, costruire senza fondare. È anche il punto in cui la durabilità andrà sorvegliata: in un sistema così sottile la protezione anticorrosione è una scelta strutturale, non estetica ©Juan Carlos Gómez de Cózar
I cassoni di zavorra in lamiera S280GD, con irrigidimenti diagonali e nodi bullonati per i montanti, posati sul geotessile. È il dettaglio che porta il peso dell’intera tesi del progetto, costruire senza fondare. È anche il punto in cui la durabilità andrà sorvegliata: in un sistema così sottile la protezione anticorrosione è una scelta strutturale, non estetica ©Juan Carlos Gómez de Cózar
L’interfaccia a secco con l’archeologia: film di polietilene e geotessili antipunzonamento stesi sul terreno di scavo prima della posa dei cassoni. Una fotografia che raramente entra negli articoli e che invece spiega l’intervento meglio di molte viste della copertura finita ©Juan Carlos Gómez de Cózar
L’interfaccia a secco con l’archeologia: film di polietilene e geotessili antipunzonamento stesi sul terreno di scavo prima della posa dei cassoni. Una fotografia che raramente entra negli articoli e che invece spiega l’intervento meglio di molte viste della copertura finita ©Juan Carlos Gómez de Cózar
Il bordo in opera: l’incontro tra membrana e fregio in compensato, con la fila di fissaggi di tesatura del telo interno. È il giunto dove la qualità del montaggio si vede a occhio nudo, ed è anche il dettaglio da sorvegliare nel tempo per tenuta all’acqua e durabilità ©Juan Carlos Gómez de Cózar
Il bordo in opera: l’incontro tra membrana e fregio in compensato, con la fila di fissaggi di tesatura del telo interno. È il giunto dove la qualità del montaggio si vede a occhio nudo, ed è anche il dettaglio da sorvegliare nel tempo per tenuta all’acqua e durabilità ©Juan Carlos Gómez de Cózar

Il tempio contemporaneo secondo Nd_Arquitectos

Gli autori richiamano esplicitamente Le Corbusier e il celebre confronto tra tempio greco e automobile in Vers une architecture. A Carmona il riferimento diventa concreto: la copertura è una vera e propria macchina ambientale. Una maglia sinclastica di archi a curvatura variabile sostiene due membrane tessili separate da una camera d’aria. Questa intercapedine funziona come motore climatico: l’aria entra dal perimetro, si riscalda, sale tra i due teli e viene espulsa o immessa negli ipogei in funzione delle condizioni rilevate dai sensori. La forma deriva da un processo di ottimizzazione parametrica basato su quattro obiettivi:

  • controllo della radiazione solare;
  • risposta alle azioni del vento e della neve;
  • ottimizzazione dello spessore della camera d’aria;
  • riduzione dell’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita.

Struttura metallica e cantiere a secco

L’intera copertura è realizzata con tubolari CHS in acciaio S275 J0, cavi ad alta resistenza e connessioni integralmente bullonate. La reversibilità non è un principio teorico ma una precisa scelta costruttiva. L’aspetto più innovativo riguarda il rapporto con il terreno archeologico. Invece di fondazioni tradizionali vengono utilizzati cassoni di zavorra in acciaio riempiti con terra proveniente dagli scavi. I cassoni vengono semplicemente appoggiati su un sistema costituito da film in polietilene e geotessili antipunzonamento. Nessun getto, nessuno scavo permanente, nessuna alterazione della stratigrafia. Tutti i componenti sono fabbricati fuori opera e assemblati in sito mediante giunzioni meccaniche. La struttura viene preassemblata a terra e successivamente sollevata con gru, riducendo lavorazioni in quota, tempi di montaggio e rischi operativi.

La copertura completata, vista da lontano sul tumulo. L’inserimento paesaggistico è la promessa mantenuta: l’opera si legge come una topografia artificiale, una piega del terreno più che un edificio. È la prova che la scelta di sparire, e non di esibirsi, era quella giusta per questo luogo ©Juan Carlos Gómez de Cózar
La copertura completata, vista da lontano sul tumulo. L’inserimento paesaggistico è la promessa mantenuta: l’opera si legge come una topografia artificiale, una piega del terreno più che un edificio. È la prova che la scelta di sparire, e non di esibirsi, era quella giusta per questo luogo ©Juan Carlos Gómez de Cózar

Doppia membrana per il controllo del microclima

La copertura utilizza membrane tessili Sattler Pro-Tex 684 Polyplan All-In-One FR con rivestimento in PVC e finitura PVDF. Il telo esterno è integrato nel paesaggio, mentre quello interno bianco migliora la diffusione della luce naturale all’interno delle camere funerarie. Tra le due membrane si sviluppa la camera ventilata che costituisce il cuore del sistema. Il fregio perimetrale in compensato protegge l’intercapedine e garantisce la corretta gestione dei flussi d’aria, elemento essenziale per la durabilità e l’efficacia dell’intervento.

La copertura sopra lo scavo: la camera funeraria scavata nella calcarenite, oggi protetta e climatizzata in modo passivo sotto il manto teso. È l’immagine che mostra il senso ultimo dell’opera, una macchina ambientale sospesa sopra il vuoto archeologico ©Jesús Granada Fernández
La copertura sopra lo scavo: la camera funeraria scavata nella calcarenite, oggi protetta e climatizzata in modo passivo sotto il manto teso. È l’immagine che mostra il senso ultimo dell’opera, una macchina ambientale sospesa sopra il vuoto archeologico ©Jesús Granada Fernández

La macchina ambientale

Il sistema di ventilazione integra quattro unità in linea con serrande di regolazione e controllo. Sonde domotiche open-source rilevano ogni cinque minuti temperatura, umidità relativa, concentrazione di CO₂ e pressione atmosferica. Sulla base di questi dati vengono adattate le strategie di ventilazione. L’alimentazione è garantita da un impianto fotovoltaico collegato alla rete del Carmona, rendendo l’intera infrastruttura energeticamente autosufficiente.

L’intradosso continuo e il fregio perimetrale visti dal basso, tra i montanti sottili. È la sintesi dell’ordine architettonico ridotto al minimo: un piano luminoso che galleggia, sostenuto da aste quasi invisibili ©Jesús Granada Fernández
L’intradosso continuo e il fregio perimetrale visti dal basso, tra i montanti sottili. È la sintesi dell’ordine architettonico ridotto al minimo: un piano luminoso che galleggia, sostenuto da aste quasi invisibili ©Jesús Granada Fernández

Analisi del ciclo di vita e sostenibilità

L’analisi LCA è stata integrata sin dalle prime fasi progettuali. Secondo i progettisti l’opera mantiene l’impatto ambientale sotto i 100 kg CO₂ eq/m² grazie alla combinazione di fabbricazione off site, montaggio a secco, reversibilità, riciclabilità dei materiali, strategie passive e autosufficienza energetica. Oltre alla mitigazione dell’impatto ambientale, il progetto si distingue per capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, resilienza e possibilità di aggiornamento futuro senza compromettere il patrimonio archeologico esistente. 

Un modello replicabile per il patrimonio fragile

La copertura delle tombe di Postumio e Tres Puertas propone un approccio innovativo alla conservazione preventiva: proteggere senza costruire in modo permanente, regolare senza consumare energia in eccesso e intervenire senza impedire future trasformazioni. Più che un intervento di restauro, il progetto di Nd_Arquitectos dimostra come il cantiere leggero, la prefabbricazione, la reversibilità e il monitoraggio ambientale possano diventare strumenti centrali per la tutela del patrimonio storico in un contesto climatico sempre più complesso. 

I materiali

Sistema strutturaleMaglia sinclastica di archi a curvatura variabile; perimetro a quattro lati con bordo a paraboloide iperbolico; bordo a reticolare tipo Warren rinforzato; montanti snelli controventati
Profili e caviTubolari CHS 70.3 S275 J0; cavi ad alta resistenza ∅12, 6×19+1, 1770 N/mm²; grilletti 5/8″; tensori M24 Fe 430 B; bulloni M16 e M20 classe 8.8
Protezione acciaioZincatura a caldo per immersione Uni En Iso 1461:2023; wash primer; finitura epossidica ricca di zinco
FondazioneCassoni di zavorra in lamiera S280GD (3,0 mm fondo, 4,0 mm fianchi/irrigidimenti), saldati in officina; nodo CHS 80.3 S275 J0; riempimento con terra di scavo; senza scavo né getti
Interfaccia al suoloFilm di polietilene 0,25 mm, 250 g/m², tra due geotessili antipunzonamento in polipropilene 150 g/m²
MembraneSattler Pro-Tex 684 Polyplan All-In-One FR; poliestere con Pvcbifacciale; 690 g/m²; bande 250 cm; finitura Pvdf saldabile, fungicida; FR. Esterno col. 257, interno bianco 114
TesaturaNastri in poliestere ad alta tenacità; fibbie a pressione in acciaio inox 30 mm ogni 25 cm; dal perimetro e dagli archi trasversali
Fregio perimetraleCompensato 15 mm, vernice CTE DB SE-M (UV, impermeabile, traspirante, fungicida/insetticida); viti autoperforanti D6,3 L=32 ogni 25 cm; cantonali alluminio laccato 20 mm
Ventilazione4 unità in linea con serrande tutto-niente e di regolazione; trasferimenti bidirezionali esterno-camera e camera-ipogei
MonitoraggioSonde domotiche open-source: T, UR, CO2, pressione; lettura ogni 5 minuti; protocolli adattivi. Sensoristica Legrand
EnergiaImpianto fotovoltaico in autoconsumo con immissione in rete del Conjunto; inverter SAJ
ImpreseSombreando (struttura); Espacio Artex (doppia copertura tessile); Turbepal (movimenti terra e paesaggio); Solgeo Integrales (rilievi); R&C Nueva Infraestructura (impianti); LABRUM (controllo qualità)
Norme citateUni En Iso 1461:2023; EN 15804+A2; CTE DB SE-AE; CTE DB SE-M
Impatto dichiarato< 100 kg CO2 eq (dato di progetto da Lca in fase di design; da formalizzare in EPD EN 15804+A2)

Scheda di progetto

Opera: Cubierta para las Tumbas de Postumio y Tres Puertas
Luogo: Conjunto Arqueológico de Carmona, Siviglia (Spagna)
Superficie coperta: 165,53 m²
Completamento: dicembre 2025
Presentazione pubblica: 28 maggio 2026
Studio: Nd_Arquitectos
Progettisti: Juan Carlos Gómez de Cózar, Manuel Ordóñez Martín
Committente: Junta de Andalucía
Finanziamento: Proyecto de Excelencia, Plan Andaluz de Investigación, Desarrollo e Innovación 2021 


Articoli correlati