Energia, ETS e decarbonizzazione, la ceramica italiana chiede risposte immediate
L’industria ceramica italiana lancia un appello alle istituzioni nazionali ed europee. Dal convegno inaugurale di Cersaie 2026, intitolato Energia sostenibile per la competitività, emerge con forza la richiesta di interventi concreti per contenere i costi energetici, correggere le distorsioni del sistema ETS e accompagnare la decarbonizzazione senza compromettere la competitività di uno dei comparti simbolo del made in Italy. A portare il tema al centro del dibattito è stato il presidente di Confindustria Ceramica, Augusto Ciarrocchi, che ha evidenziato le criticità di una filiera energivora chiamata ad affrontare contemporaneamente prezzi elevati del gas, concorrenza internazionale crescente e obiettivi ambientali sempre più stringenti.
Il nodo energia: con questi prezzi si rischia di spegnere i forni
Per l’industria ceramica il costo dell’energia continua a rappresentare la principale emergenza. La produzione di piastrelle e materiali ceramici dipende infatti in larga misura dall’utilizzo del gas naturale nei processi di cottura, una tecnologia che attualmente non dispone di alternative industrialmente mature e scalabili. Il comparto chiede quindi strumenti in grado di garantire una maggiore stabilità dei costi energetici, consentendo alle imprese di pianificare investimenti e produzione con orizzonti di medio periodo. Secondo Ciarrocchi, una delle possibili soluzioni consiste nel garantire una quota dei consumi energetici a prezzo stabilizzato, favorendo al contempo lo sviluppo del gas nazionale e del biogas per gli impianti industriali più difficili da elettrificare.
ETS, la partita si gioca a Bruxelles
Al centro del confronto anche il meccanismo europeo ETS (Emission Trading System), considerato uno degli elementi più critici per la competitività delle aziende ceramiche. Confindustria Ceramica chiede una revisione del benchmark combustibile applicato alle piastrelle, ritenendo che gli attuali criteri di assegnazione delle quote gratuite non rispecchino le effettive condizioni tecnologiche del settore. Per le imprese il rischio è quello di subire costi aggiuntivi rispetto ai concorrenti extraeuropei, con conseguenze sulla capacità produttiva e sugli investimenti. Il tema è particolarmente sensibile per un settore che esporta una quota rilevante della propria produzione e che da oltre venticinque anni mantiene la leadership mondiale in valore.
Decarbonizzare senza perdere competitività
L’industria ceramica ribadisce di non voler rallentare il percorso di transizione energetica. Al contrario, considera la decarbonizzazione una leva strategica per il futuro del comparto. Tuttavia, il settore sottolinea la necessità di un percorso realistico, coerente con le tecnologie disponibili e con la sostenibilità economica degli investimenti. Tra le soluzioni guardate con maggiore interesse figura la cattura e lo stoccaggio della CO₂ (CCS), tecnologia che potrebbe assumere un ruolo decisivo per le industrie hard-to-abate, cioè quelle caratterizzate da processi produttivi difficili da elettrificare. In questo contesto il progetto Ravenna CCS viene indicato come una delle infrastrutture più promettenti per supportare la riduzione delle emissioni industriali, grazie anche alla vicinanza con il distretto ceramico emiliano.
Un settore strategico per l’economia italiana
I numeri confermano il peso della filiera. L’industria ceramica italiana conta 242 aziende, genera oltre 7,5 miliardi di euro di fatturato e realizza più di 5 miliardi di euro di export. Gli occupati diretti sono circa 40 mila, che diventano fino a 120 mila considerando l’indotto. Negli ultimi dieci anni il settore ha investito oltre 4 miliardi di euro in innovazione, sostenibilità e ammodernamento degli impianti, confermando la propria centralità nel sistema manifatturiero nazionale.
Dal confronto alle decisioni
L’intervento conclusivo del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha sintetizzato il clima emerso dal convegno: la condivisione delle criticità è ormai ampia, ma per il sistema produttivo è arrivato il momento di passare dalle analisi alle misure operative. Per il comparto ceramico la sfida sarà trovare un equilibrio tra competitività industriale, sicurezza energetica e sostenibilità ambientale. Una partita che si giocherà tanto a Roma quanto a Bruxelles e che avrà ricadute dirette su uno dei settori più rappresentativi dell’industria italiana.
Augusto Ciarrocchi | Presidente di Confindustria Ceramica
«Se la situazione dovesse proseguire con il gas a 80 euro/MWh, questa è la ricetta per spegnere i forni. Il processo ceramico è intrinsecamente legato al gas e oggi non dispone di alternative tecnologiche mature. Essere un settore hard-to-abate non è una colpa, ma alla transizione energetica bisogna arrivarci vivi».
Augusto Ciarrocchi | Presidente Confindustria Ceramica.
Il settore ceramico italiano in numeri
242 aziende attive
7,5 miliardi di euro di fatturato
Oltre 5 miliardi di euro di export
40.000 addetti diretti
Fino a 120.000 occupati con l’indotto
Oltre 4 miliardi di euro investiti negli ultimi 10 anni
Leader mondiale in valore delle esportazioni da oltre 25 anni.