Se l’Europa punta sull’Affordable Housing per aumentare l’offerta di alloggi accessibili, in Italia il tema assume una connotazione particolare: il Paese non soffre tanto per la scarsità di case, quanto per l’enorme quantità di abitazioni inutilizzate. Secondo le elaborazioni Ifel su dati Istat, le abitazioni non occupate superano i 9,5 milioni, pari a circa il 27% dello stock residenziale nazionale, una quota nettamente superiore a quella di Francia e Germania. 

Il paradosso italiano: milioni di case vuote e domanda abitativa in crescita

Nelle grandi città cresce la difficoltà di accesso alla casa per giovani, famiglie e lavoratori, mentre una parte consistente del patrimonio immobiliare rimane fuori mercato. Ifel evidenzia che oltre 5,7 milioni di abitazioni risultano “a disposizione” delle famiglie, spesso seconde case, immobili ereditati o alloggi che non vengono locati. Le cause principali sono note:

  • costi elevati di ristrutturazione;
  • immobili energeticamente obsoleti;
  • timore della morosità e dei lunghi tempi di sfratto;
  • patrimonio localizzato in aree a bassa domanda abitativa;
  • frammentazione della proprietà privata.

La strategia del Governo: recuperare il patrimonio esistente prima di costruire

Il nuovo Piano Casa 2026 ha individuato nel recupero degli immobili inutilizzati uno dei propri assi portanti. Tra gli obiettivi prioritari figura la riqualificazione di circa 60.000 alloggi pubblici oggi vuoti o inagibili per carenze manutentive, con interventi di efficientamento energetico, adeguamento impiantistico e manutenzione straordinaria. L’approccio è coerente con una logica di contenimento del consumo di suolo: prima recuperare ciò che esiste, poi procedere con nuove edificazioni. Una strategia che apre opportunità significative per l’intera filiera delle costruzioni, dal retrofit energetico alle tecnologie per la rigenerazione urbana.

Housing sociale e fondi dedicati

Un secondo filone riguarda il rafforzamento dell’housing sociale. Il Ministero delle Infrastrutture continua a considerare prioritari gli strumenti destinati a incrementare l’offerta di alloggi a canone accessibile per le fasce a reddito medio-basso. Nel 2026 è stato inoltre avviato il Fondo Housing Coesione, gestito da Invimit, che punta a trasformare immobili pubblici vuoti o sottoutilizzati in nuove abitazioni accessibili, utilizzando risorse nazionali ed europee e valorizzando il patrimonio immobiliare esistente.

Il recupero degli immobili pubblici dismessi

Anche l’Agenzia del Demanio sta orientando le proprie politiche verso il riuso del patrimonio pubblico. Attraverso la piattaforma “Crea valore, investi con noi”, sono stati messi a disposizione centinaia di immobili pubblici per progetti di rigenerazione urbana, social housing e student housing. L’obiettivo è trasformare ex caserme, edifici pubblici inutilizzati e complessi dismessi in nuove funzioni urbane, riducendo l’abbandono e aumentando l’offerta abitativa senza nuovo consumo di territorio.

Il nodo degli affitti

Secondo molte analisi di settore, uno degli ostacoli maggiori alla rimessa sul mercato delle case sfitte resta la percezione di rischio da parte dei proprietari. Le principali preoccupazioni riguardano il mancato pagamento dei canoni e i tempi necessari per rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. Per questo motivo il dibattito si sta spostando anche sulla semplificazione delle procedure di rilascio degli immobili e sull’introduzione di strumenti che rendano più sicura la locazione a lungo termine.

Rigenerazione urbana: la parola chiave

Comuni, Anci e operatori del settore convergono sempre più su una strategia basata sulla rigenerazione urbana e sul recupero degli spazi inutilizzati. Il riuso del patrimonio esistente è considerato uno strumento essenziale non solo per affrontare l’emergenza abitativa, ma anche per migliorare la qualità urbana, ridurre il degrado e limitare il consumo di suolo.

In sintesi

La strategia italiana per affrontare il fenomeno delle case vuote si basa oggi su quattro direttrici:

  1. Recupero degli alloggi pubblici inutilizzati, a partire dai 60 mila alloggi ERP oggi non disponibili.
  2. Sviluppo dell’housing sociale attraverso fondi dedicati e partenariati pubblico-privati.
  3. Valorizzazione degli immobili pubblici dismessi tramite programmi di rigenerazione urbana.
  4. Incentivi alla locazione e maggiore tutela dei proprietari, per riportare sul mercato una quota degli oltre 9 milioni di alloggi non occupati.

La nuova frontiera quindi per il mercato delle costruzioni non è soltanto costruire nuove case, ma trasformare un immenso patrimonio immobiliare inutilizzato in una risorsa abitativa, sociale ed economica. Secondo la Commissione europea, l’Europa dovrà realizzare oltre 2 milioni di nuove abitazioni all’anno per soddisfare la domanda crescente. Il Piano Affordable Housing punta a coniugare accessibilità economica, sostenibilità ambientale e innovazione costruttiva, favorendo materiali durevoli e riciclabili, processi industrializzati e investimenti pubblici e privati per accelerare la realizzazione di nuovi alloggi.


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