Digitalizzazione delle opere pubbliche: l’interesse c’è, la maturità digitale meno
La trasformazione digitale delle costruzioni è entrata stabilmente nell’agenda del settore delle opere pubbliche, anche grazie al nuovo Codice dei contratti pubblici e alle più recenti linee guida sulla gestione informativa. Tuttavia, tra interesse dichiarato e reale capacità di utilizzo degli strumenti digitali esiste ancora una distanza significativa. È quanto emerge dal primo rapporto nazionale“La digitalizzazione e gestione informativa delle opere pubbliche e private in Italia”, realizzato dal Centro Studi della Fondazione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) su un campione di 3.793 professionisti, di cui 2.278 hanno completato integralmente il questionario. I risultati sono stati presentati durante l’evento“BIM e Gestione informativa delle Opere Pubbliche”, organizzato dal CNI con il coinvolgimento della Fondazione CNI e dell’Agenzia Certing.
Oltre l’85% è interessato, ma il 43% non ha mai lavorato in BIM
Il primo dato che emerge è apparentemente incoraggiante: l’85,3% degli ingegneri si dichiara molto o abbastanza interessato ai temi della digitalizzazione e della gestione informativa delle opere. L’interesse, però, non si traduce automaticamente in esperienza operativa. Negli ultimi cinque anni il 43,3% dei professionisti non ha mai lavorato in ambiti legati alla digitalizzazione e alla gestione informativa delle opere, mentre solo il 20,6% dichiara di occuparsene abitualmente. Il divario diventa ancora più evidente osservando l’età degli intervistati: tra gli under 40 quasi il 30% lavora abitualmente con processi digitali, percentuale che scende al 12,4% tra gli over 55.
Competenze BIM ancora insufficienti
La fotografia sulle competenze è forse il dato più significativo dell’intero rapporto. Solo il 7,1% degli ingegneri dichiara di possedere competenze BIM avanzate. Oltre il 71% del campione si colloca invece in una fascia di conoscenze frammentarie oppure nulle: il 50,4% possiede competenze giudicate insufficienti e il 21,2% non ha alcuna preparazione specifica. Anche in questo caso emerge un forte fattore generazionale: la quota di professionisti con competenze avanzate passa dall’11,9% degli under 40 al 3,9% della fascia 41-55 anni, fino al 3% degli over 55. La situazione migliora leggermente nel settore privato, dove le competenze avanzate raggiungono il 12,9%, mentre nelle amministrazioni pubbliche si fermano al 3%.
Norme, standard e interoperabilità ancora poco conosciuti
L’indagine evidenzia anche un ritardo nella conoscenza delle norme e degli standard che costituiscono la base della gestione informativa. Solo il 14,3% degli ingegneri conosce in modo approfondito la norma UNI 11337, riferimento nazionale per i processi BIM. Per quanto riguarda gli standard internazionali, la situazione appare ancora più critica. Lo standard IFC è conosciuto e utilizzato dal 21% del campione, mentre BCF, bSDD e IDS restano strumenti pressoché sconosciuti, con percentuali di utilizzo inferiori al 5%.
Formazione: la vera leva della transizione
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal rapporto riguarda il ruolo della formazione. Negli ultimi due anni soltanto il 34,5% degli ingegneri ha seguito attività formative specifiche sul BIM, nonostante oltre il 90% si dichiari disponibile ad approfondire il tema. Secondo gli intervistati, proprio la formazione rappresenta il principale fattore per accelerare la maturità digitale del settore: lo sostiene l’82,2% del campione. Seguono lo sviluppo di procedure interne (58,1%), la crescita della consapevolezza manageriale (52,1%) e solo successivamente l’acquisizione di hardware e software (45,3%). Il messaggio che emerge è chiaro: il problema non è principalmente tecnologico, ma culturale e organizzativo.
Il nodo delle stazioni appaltanti
Un altro elemento di particolare interesse per il settore delle opere pubbliche riguarda gli ostacoli all’applicazione del BIM. Per il 56,7% degli ingegneri la principale criticità è la carenza di competenze all’interno delle stazioni appaltanti. Seguono le difficoltà legate alle competenze dei tecnici e delle imprese coinvolte nei processi realizzativi. La maggioranza degli intervistati riconosce comunque il valore del BIM: il principale beneficio individuato è la capacità di anticipare le decisioni progettuali e individuare preventivamente le criticità, con conseguente riduzione di tempi e costi, indicata dal 57,9% del campione
Pubblico e privato: il divario resta ampio
L’indagine fotografa un sistema ancora fortemente sbilanciato. Nel settore pubblico il 56,9% degli intervistati dichiara di non disporre di software BIM, contro il 36,1% del settore privato. Solo il 4% delle organizzazioni pubbliche considera il BIM uno strumento fondamentale della propria operatività, mentre nel privato la quota sale al 17,6%. Anche sul fronte della maturità digitale il quadro è simile: il 67% degli ingegneri che operano nella pubblica amministrazione afferma che le informazioni continuano a circolare prevalentemente tramite e-mail e senza l’utilizzo strutturato di modelli informativi.
Sandro Catta e Giuseppe Maria Margiotta | Consiglio Nazionale Ingegneri
«I dati mostrano che spesso non esiste una reale conoscenza di questi strumenti. Dalle interviste effettuate emerge che nella fascia di età superiore ai 55 anni appena il 3% possiede una conoscenza approfondita degli strumenti digitali. Per questo è necessario agire su due fronti: rafforzare la formazione specialistica dedicata a chi opera nel BIM e, parallelamente, promuovere una più ampia attività di alfabetizzazione digitale per colmare il deficit di conoscenze ancora presente nel settore», ha dichiarato Sandro Catta, consigliere del CNI con delega ai Lavori Pubblici e al BIM. Sul valore dell’attività di ricerca e analisi è intervenuto anche Giuseppe Maria Margiotta, consigliere segretario del CNI con delega al Centro Studi: «Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare. Il lavoro del Centro Studi segue questo principio. Raccogliere dati e informazioni è fondamentale perché statistiche e numeri consentono di comprendere meglio fenomeni complessi e indirizzare le scelte future».
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