Sperimentata una soluzione innovativa per la sicurezza del patrimonio culturale nelle aree a rischio sismico
Ad Ascoli Piceno sono state testate le prime bacheche museali sismicamente isolate alla base, una tecnologia progettata per proteggere i reperti archeologici dagli effetti di eventuali terremoti. La sperimentazione si è svolta a Palazzo Panichi, sede del Museo Archeologico Statale, dove sono state eseguite le prove di caratterizzazione dinamica delle strutture espositive. L’iniziativa rappresenta una novità assoluta nel panorama nazionale e si inserisce nel più ampio percorso di ricerca dedicato alla protezione del patrimonio culturale nelle aree soggette a rischio sismico. L’obiettivo è verificare l’efficacia di un sistema che consenta di ridurre le sollecitazioni trasmesse ai reperti custoditi nelle teche durante un evento tellurico.
Un sistema progettato per salvaguardare il patrimonio archeologico
Le bacheche sono state progettate dall’ingegner Giuseppe Brandimarti e costituiscono un presidio di sicurezza destinato alla tutela di reperti che raccontano la storia del territorio marchigiano, dalla preistoria all’epoca romana, passando per la civiltà picena. La validazione scientifica del sistema di isolamento è stata affidata al gruppo di Tecnica delle Costruzioni del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Architettura dell’Università Politecnica delle Marche, coordinato dal professor Fabrizio Gara, in collaborazione con il Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno.
Ricostruzione e tutela dei beni culturali dopo il sisma
La sperimentazione si inserisce nel quadro delle attività di ricostruzione e salvaguardia del patrimonio culturale danneggiato dagli eventi sismici del Centro Italia. Secondo i dati diffusi dalla Struttura commissariale, gli edifici storici colpiti dal terremoto, tra chiese, palazzi e manufatti, superano quota 5.000, mentre gli interventi di messa in sicurezza realizzati o programmati sono oltre 1.800. Particolarmente significativo è anche il lavoro svolto sui beni mobili: sono oltre 30.700 quelli recuperati, con 1.882 interventi di messa in sicurezza e quasi 200 restauri completati o in corso. Più di 1.800 beni sono già stati restituiti ai proprietari, grazie a una rete di 34 depositi dedicati alla conservazione e catalogazione del patrimonio storico e artistico delle aree terremotate.
Guido Castelli | Commissario straordinario alla ricostruzione
«La ricostruzione non significa soltanto restituire edifici sicuri, ma anche proteggere la memoria e l’identità delle nostre comunità. Questa sperimentazione, unica nel panorama nazionale, dimostra come ricerca scientifica, università e istituzioni possano collaborare per sviluppare soluzioni innovative capaci di salvaguardare il patrimonio culturale. In un territorio che conosce bene il rischio sismico, investire nell’innovazione significa tutelare la storia, la cultura e le testimonianze che rappresentano le radici delle nostre comunità».

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