Evento di Costruire in Laterizio a Cersaie 2026 | Dalle città di vacanza alla rigenerazione dell’ospitalità contemporanea
Il progetto che costruisce valore nel tempo
Le architetture della vacanza sono luoghi nei quali si condensano immaginari collettivi, aspirazioni sociali e modelli culturali che attraversano le epoche. È questo il tema affrontato durante l’incontro promosso da Costruire in Laterizio (CIL), la rivista tecnica edita da Confindustria Ceramica, che ha riunito progettisti, studiosi e professionisti per riflettere sul rapporto tra architettura, ospitalità e costruzione dell’identità dei luoghi in occasione di Cersaie 2026.
A moderare l’evento è stata Alfonsina Difusco, direttore editoriale di Costruire in Laterizio, che ha guidato il confronto tra la storica dell’architettura Pisana Posocco, docente dell’Università La Sapienza di Roma, e l’architetto André Straja, socio fondatore di GAS Studio, autore del progetto del resort Casa di Langa, nelle Langhe piemontesi. Il filo conduttore dell’incontro è stato il concetto di architettura del relax: una progettazione capace di interpretare il desiderio di evasione senza rinunciare alla qualità architettonica, alla sostenibilità e al dialogo con il territorio.

Dalle città di vacanza al mito del ritorno alla natura
Nel suo intervento, Pisana Posocco ha proposto un ampio excursus storico sulle architetture turistiche europee e italiane, evidenziando come il successo di molte destinazioni sia legato alla presenza di una visione progettuale coerente. Secondo la docente, la città di vacanza nasce come alternativa alla città moderna. Un luogo nel quale recuperare ciò che la vita urbana ha progressivamente sottratto: il rapporto con la natura, la socialità e una dimensione più autentica dell’abitare.
Da Albarella alle località della costa veneta pianificate negli anni Sessanta e Settanta, fino alle esperienze francesi e alle grandi operazioni turistiche del Mediterraneo, emerge un elemento costante: quando esiste un progetto urbano e architettonico forte, il valore immobiliare e culturale degli insediamenti si conserva nel tempo. «Il valore resta quando c’è un progetto d’architettura», ha sottolineato Posocco, indicando nei casi più riusciti esempi di comunità costruite attorno a una visione condivisa e non semplicemente alla somma di edificazioni lotto per lotto.
L’utopia della comunità e gli spazi condivisi
Accanto al rapporto con la natura, un secondo grande tema attraversa la storia dell’ospitalità: quello della socialità. Dalle colonie marine alle multiproprietà, fino ai villaggi turistici e alle stazioni alpine integrate, molte architetture della vacanza sono state concepite come microcosmi comunitari. Alloggi di dimensioni contenute si accompagnano a grandi spazi collettivi destinati all’incontro, all’istruzione, allo sport e alla condivisione. Questo principio trova una delle sue espressioni più efficaci nei villaggi turistici del secondo Novecento e nei grandi resort mediterranei, dove piazze, percorsi e servizi comuni diventano parte integrante dell’esperienza. Secondo Posocco, tali modelli rappresentano una risposta alla perdita delle relazioni tradizionali che caratterizzavano i borghi storici, ricostruendo forme contemporanee di comunità.
Il fascino del vernacolare e la riscoperta del Mediterraneo
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’incontro riguarda il rapporto tra architettura moderna e tradizione. Le architetture del turismo hanno spesso inseguito un’immagine vernacolare, evocando borghi storici, villaggi mediterranei e tecniche costruttive legate ai materiali locali. Una scelta che non nasce esclusivamente dalla nostalgia, ma da una riflessione culturale sviluppata nel Novecento sull’identità dell’architettura italiana. L’intonaco, la muratura, il mattone, il cotto e i volumi compatti dei paesaggi mediterranei diventano così strumenti per costruire luoghi capaci di trasmettere familiarità e appartenenza. Emblematici sono i casi della Costa Smeralda, dei villaggi Valtur e di numerosi resort europei sviluppati tra gli anni Sessanta e Ottanta, dove il linguaggio architettonico si ispira consapevolmente all’edilizia storica locale per costruire un’immagine riconoscibile e duratura.

La lezione della Costa Smeralda
Tra i casi studio più approfonditi figura quello della Costa Smeralda, considerata da Posocco una delle operazioni turistiche più influenti del secondo dopoguerra. L’intuizione dell’Aga Khan fu quella di comprendere che il successo dell’investimento dipendeva dalla qualità architettonica. Per questo venne costituito un gruppo di progettazione composto da professionisti provenienti da diverse esperienze culturali, incaricati di studiare il Mediterraneo e tradurne le suggestioni in un linguaggio unitario. Nacquero così edifici che reinterpretavano stazzi, murature, intonaci, corti e piazze tradizionali, dando vita a una narrazione architettonica coerente che coinvolgeva alberghi, residenze, chiese e persino infrastrutture di servizio. Un modello che continua ancora oggi a essere replicato in numerosi interventi turistici internazionali.
Le architette protagoniste dell’ospitalità
La riflessione storica si è conclusa con un focus sul contributo femminile all’architettura della vacanza. Da Eileen Gray a Lina Bo Bardi, da Cini Boeri a Gae Aulenti, molte professioniste hanno trovato proprio nel settore dell’ospitalità uno spazio di sperimentazione progettuale spesso precluso nei grandi programmi pubblici del secondo dopoguerra. Posocco ha ricordato come numerosi villaggi turistici, resort e interventi residenziali siano stati firmati da architette che hanno saputo introdurre innovazioni nell’organizzazione degli spazi, nella relazione tra interno ed esterno e nell’interpretazione dei modelli comunitari.
Casa di Langa: il laterizio come strumento di rigenerazione
A portare il dibattito sul terreno della progettazione contemporanea è stato André Straja, raccontando il percorso che ha portato alla realizzazione di Casa di Langa, eco-resort a cinque stelle immerso nel paesaggio Unesco delle Langhe. Il progetto nasce dal recupero di una struttura incompiuta e abbandonata da oltre dieci anni, situata su una collina circondata da vigneti, boschi e orti. L’obiettivo della committenza era chiaro: realizzare un’architettura profondamente radicata nel territorio piemontese, capace di dialogare con la tradizione rurale locale. Per raggiungere questo risultato, GAS Studio ha scelto di costruire un linguaggio fondato su materiali della terra: laterizio, coppi, intonaco, legno e pietra locale. La strategia progettuale ha privilegiato uniformità cromatica, continuità materica e attenzione ai dettagli costruttivi, trasformando una composizione disomogenea di volumi in un complesso coerente e armonico.

Sostenibilità e identità locale
Accanto all’attenzione formale, Casa di Langa rappresenta un esempio significativo di integrazione tra architettura e sostenibilità. L’edificio utilizza impianti geotermici, pannelli fotovoltaici, sistemi di recupero e trattamento delle acque e materiali a chilometro zero provenienti dal territorio. Particolarmente significativo è l’uso del laterizio, impiegato non solo come materiale di rivestimento ma come elemento espressivo capace di reinterpretare le trame costruttive dei cascinali piemontesi. Le texture murarie traforate, le facciate ventilate e i dettagli realizzati in mattone dimostrano come un materiale tradizionale possa essere utilizzato in chiave contemporanea senza perdere il legame con la cultura costruttiva locale.
Il laterizio tra continuità e innovazione
Nelle conclusioni dell’incontro, Alfonsina Difusco ha evidenziato come il laterizio continui a rappresentare uno strumento privilegiato per coniugare memoria e innovazione, garantendo continuità culturale e al tempo stesso capacità di trasformazione. Dalle architetture turistiche storiche ai resort contemporanei, il mattone si conferma infatti materiale capace di dialogare con il paesaggio, valorizzare il patrimonio costruito e generare luoghi riconoscibili. Un messaggio particolarmente attuale in una fase nella quale il settore dell’ospitalità è chiamato a confrontarsi con nuove esigenze ambientali, sociali e culturali, senza rinunciare alla qualità del progetto.
Pisana Posocco risponde a YouBuild
«Il laterizio oggi esprime identità, prestazioni e qualità dello spazio»
Tra i temi emersi durante il CIL Cafè dedicato alle architetture del relax, la docente e storica dell’architettura Pisana Posocco ha sottolineato il rinnovato interesse verso i materiali tradizionali all’interno della progettazione contemporanea. Secondo Posocco, dopo una lunga stagione dominata dall’innovazione tecnologica e dalla ricerca delle massime performance edilizie, si sta assistendo a una rivalutazione di materiali come pietra, intonaco e laterizio, capaci di coniugare prestazioni tecniche e valore espressivo. «Il laterizio, come molti materiali tradizionali, sta tornando a occupare un ruolo centrale nella costruzione contemporanea. Non soltanto per le sue qualità strutturali, igrometriche e di isolamento, ma perché porta con sé un linguaggio architettonico riconoscibile».
La progettista evidenzia come oggi il materiale venga utilizzato in modo sempre più creativo, superando la funzione puramente costruttiva. «Costruire in laterizio significa anche valorizzarne le possibilità espressive. Si vedono sempre più spesso mattoni posati di taglio anziché di fronte, superfici traforate che trasformano i vuoti in elementi decorativi, dispositivi per il controllo della luce, dell’acustica o della ventilazione naturale».
Per Posocco il tema non è soltanto estetico, ma culturale: ripensare materiali consolidati significa scoprire risorse già presenti all’interno della loro natura costruttiva. «In un momento in cui l’architettura è chiamata a ottimizzare risorse e prestazioni, è importante sfruttare tutto ciò che il materiale può offrire. Il laterizio possiede qualità che spesso sono già contenute nella sua stessa materia. E il suo calore visivo continua a rappresentare un valore che la committenza, a ogni scala di intervento, riconosce e apprezza».

André Straja risponde a YouBuild
«Il laterizio racconta il territorio da cui nasce»
Per André Straja, socio fondatore di GAS Studio e autore del progetto di Casa di Langa, il principale valore del laterizio risiede nella sua capacità di raccontare un luogo. «Ha una caratteristica che pochi materiali possiedono: conserva una firma territoriale. Racconta da dove proviene, parla della terra dalla quale nasce». Un aspetto che, secondo l’architetto, distingue il laterizio da gran parte dei materiali impiegati nell’edilizia contemporanea e che contribuisce a rafforzare il rapporto tra architettura e contesto.
«La parola laterizio racchiude una gamma vastissima di soluzioni. Dai mattoni tradizionali alle tecniche che utilizzano terra cruda o terra pressata, tutti questi sistemi condividono un forte legame con il territorio e con la cultura costruttiva locale». Staia evidenzia inoltre l’estrema versatilità progettuale del materiale, capace di adattarsi tanto ai processi industrializzati quanto alle interpretazioni più artigianali. «Si può passare dai sistemi prefabbricati sviluppati da Renzo Piano fino alle sperimentazioni più sofisticate sulle texture murarie. Le possibilità sono praticamente infinite».
Tra gli esempi più significativi citati dall’architetto figura un edificio del campus Vitra progettato da Herzog & de Meuron. «È un’opera che mi colpisce ogni volta. Lo stesso laterizio viene utilizzato a pavimento e in facciata; il mattone viene tagliato e reinterpretato per creare una trama superficiale straordinaria. Non c’è bisogno di decorazioni aggiuntive: è la materia stessa a generare qualità architettonica».
Provocato sul rapporto tra architetture molto diverse tra loro, André Straja chiude con una battuta che sintetizza il suo approccio al progetto: «Le architetture dialogano come una coppia. Una parla e l’altra ascolta. L’importante è che tra loro esista una relazione autentica». Per il progettista, proprio questa capacità di instaurare dialoghi tra materiali, paesaggio e costruito rappresenta una delle ragioni più attuali del successo del laterizio nell’architettura contemporanea.
di Livia Randaccio
Articoli correlati
14 Ottobre 2026
ATI Project: dall’idea al cantiere, un unico flusso di progettazione integrata
Da startup fondata a Pisa nel 2011 a realtà internazionale con oltre 350 professionisti, ATI Project ha…
7 Ottobre 2026
F-Ingegneria rilancia la resilienza industriale: dal danno alla progettazione dei magazzini intelligenti
Dall’analisi di incendi, alluvioni, terremoti e incidenti alla progettazione di edifici produttivi capaci di…
6 Ottobre 2026
Ponte di Legno, via libera a un nuovo hotel cinque stelle da oltre 100 milioni di euro
Un investimento privato superiore a 100 milioni di euro trasformerà l'area Valbione di Ponte di Legno. Il…


