«Le Pmi delle costruzioni non devono restare escluse dall’innovazione» | In audizione sul decreto di adeguamento al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’associazione dei costruttori individua cinque priorità: sandbox, poli digitali, tutela dei dati, centralità della persona e formazione.

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle trasformazioni più rilevanti che coinvolgeranno nei prossimi anni il settore delle costruzioni. Dalla programmazione dei lavori alla manutenzione predittiva, fino alla prevenzione dei rischi in cantiere, le applicazioni dell’AI promettono di incidere in modo significativo su produttività, qualità dei processi e sicurezza sul lavoro.

Proprio per questo Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, è intervenuta in audizione parlamentare sullo schema di decreto legislativo che adegua la normativa italiana al Regolamento (UE) 2024/1689, il cosiddetto AI Act europeo. Secondo l’associazione, il provvedimento rappresenta un passaggio strategico non soltanto per disciplinare l’intelligenza artificiale, ma soprattutto per accompagnare il sistema produttivo italiano lungo una trasformazione già in corso. 

A rappresentare la posizione del settore è stato Angelo Deldossi, vicepresidente Ance con delega a Innovazione e Tecnologia, che ha espresso un giudizio complessivamente positivo sul testo, avanzando però alcune proposte finalizzate a renderlo realmente efficace per il tessuto produttivo delle costruzioni, composto prevalentemente da micro, piccole e medie imprese.

Le costruzioni tra innovazione e divario dimensionale

Nel corso dell’audizione Ance ha evidenziato una criticità strutturale. Il comparto delle costruzioni è costituito in larga parte da aziende che non dispongono di uffici dedicati alla compliance normativa, di specialisti dei dati o di competenze interne avanzate in ambito digitale.

Eppure sono proprio queste imprese che potrebbero beneficiare maggiormente delle applicazioni dell’intelligenza artificiale, soprattutto nella pianificazione delle attività, nel monitoraggio dei cantieri e nei sistemi di prevenzione degli incidenti. Secondo Ance il rischio è che si crei una frattura tra le imprese in grado di adottare l’AI e quelle che, per dimensioni o competenze, resteranno escluse dai processi di innovazione. Un esito che, sottolinea l’associazione, sarebbe paradossale per una normativa nata con l’obiettivo di favorire lo sviluppo e l’utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale. 

Prima richiesta: sandbox realmente accessibili

Tra i punti più apprezzati da Ance c’è lo spazio di sperimentazione regolamentare previsto dal decreto, la cosiddetta sandbox. L’associazione giudica positivamente la priorità riservata a Pmi e startup innovative, ma ritiene indispensabile che l’accesso sia accompagnato da servizi di supporto capaci di aiutare le imprese nella comprensione degli obblighi normativi, nella predisposizione della documentazione richiesta e nel percorso verso la conformità. Secondo Ance la sandbox non dovrebbe operare come una struttura isolata, ma essere integrata negli ecosistemi territoriali dell’innovazione già esistenti.

Il ruolo strategico dei Poli europei dell’innovazione digitale

La seconda proposta riguarda gli European Digital Innovation Hub (EDIH), i poli cofinanziati dall’Unione europea e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per favorire la digitalizzazione delle imprese. Ance coordina DIHCUBE, il polo dedicato alla filiera delle costruzioni, e sostiene che questi soggetti possano svolgere un ruolo decisivo nell’accompagnare le aziende verso l’adozione dell’intelligenza artificiale.

Secondo l’associazione, il decreto riconosce l’esistenza degli EDIH ma ne prevede un coinvolgimento ancora marginale. Una valorizzazione più strutturata consentirebbe invece di sfruttare una rete già operativa, già finanziata e già vicina alle esigenze delle imprese. 

Dati e algoritmi come patrimonio industriale

Un altro elemento accolto favorevolmente riguarda la tutela dei dati e degli algoritmi utilizzati per l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale. Lo schema di decreto riconosce infatti tali informazioni come segreti commerciali tutelabili, rafforzando la protezione del patrimonio informativo delle imprese. Per Ance si tratta di un passaggio importante, perché dati e algoritmi rappresentano sempre più un asset strategico per la competitività aziendale. Anche in questo caso, tuttavia, l’associazione segnala la necessità di affiancare le Pmi nella definizione di adeguati strumenti tecnici, organizzativi e contrattuali per rendere effettiva tale protezione.

L’intelligenza artificiale non sostituisce le decisioni umane

Particolare attenzione è stata dedicata al tema del lavoro. Ance condivide il principio previsto dal decreto secondo cui le decisioni riguardanti il rapporto di lavoro devono rimanere in capo a una persona fisica e non essere demandate integralmente a sistemi automatizzati.

Un approccio coerente con l’impostazione antropocentrica dell’AI Act europeo, che considera l’intelligenza artificiale uno strumento di supporto alle decisioni umane e non un sostituto della responsabilità delle persone. L’associazione auspica però chiarimenti applicativi per distinguere con precisione le decisioni assistite da quelle completamente automatizzate. 

Competenze digitali, la vera sfida per il settore

L’ultimo punto sollevato in audizione riguarda la formazione. Per Ance le competenze rappresentano il presupposto indispensabile per qualsiasi strategia di diffusione dell’intelligenza artificiale. La richiesta è quella di percorsi formativi costruiti sulle specificità delle filiere produttive, compresa quella delle costruzioni.

L’associazione propone di valorizzare non solo gli ITS, ma anche il sistema bilaterale del settore edile, che attraverso scuole ed enti di formazione raggiunge capillarmente imprese e lavoratori su tutto il territorio nazionale. Solo una formazione strettamente connessa ai processi reali dei cantieri potrà trasformare l’AI in uno strumento concreto di competitività, sicurezza e crescita. 

Un passaggio decisivo per il futuro delle costruzioni

L’audizione di Ance evidenzia come l’adeguamento italiano all’AI Act non sia soltanto una questione normativa. Per la filiera delle costruzioni rappresenta un passaggio decisivo per governare la trasformazione digitale del settore. L’obiettivo indicato dall’associazione è chiaro: evitare che l’intelligenza artificiale diventi una leva competitiva riservata alle imprese più grandi, garantendo invece alle Pmi strumenti, competenze e accompagnamento adeguati per partecipare da protagoniste alla transizione digitale. In gioco non c’è soltanto l’innovazione tecnologica, ma la capacità del settore di aumentare produttività, sicurezza e sostenibilità lungo l’intera catena del valore delle costruzioni. 

Le 5 richieste di Ance sul decreto AI

  • Sandbox accessibili e assistenza alle PMI
  • Maggiore valorizzazione degli European Digital Innovation Hub
  • Tutela effettiva di dati e algoritmi come asset aziendali
  • Centralità della persona nelle decisioni sul lavoro
  • Formazione specialistica sull’AI per le filiere produttive.

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