Le grandi infrastrutture italiane potrebbero rappresentare il principale motore di sviluppo per il mercato degli aggregati riciclati. Strade, linee ferroviarie, opere idrauliche e interventi di rigenerazione urbana richiedono infatti enormi quantità di materiali, mentre il settore delle costruzioni continua a generare flussi significativi di rifiuti da demolizione. In questo scenario, il recupero degli inerti assume un ruolo strategico non solo dal punto di vista ambientale, ma anche industriale, contribuendo a ridurre il consumo di risorse naturali e a rafforzare le filiere nazionali dell’economia circolare.

Costruzioni e demolizioni: il più grande flusso di rifiuti in Italia

Secondo il Rapporto Rifiuti Speciali 2026 di ISPRA, riferito ai dati 2024, il comparto delle costruzioni e demolizioni ha prodotto circa 90,4 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 52,5% dell’intera produzione nazionale di rifiuti speciali. Si tratta di una massa di materiali che comprende principalmente calcestruzzo, laterizi, asfalti, terre e rocce, una parte importante dei quali può essere recuperata e trasformata in nuova materia prima seconda.

Il tema non riguarda quindi esclusivamente la gestione dei rifiuti, ma la capacità della filiera delle costruzioni di chiudere il ciclo dei materiali, trasformando gli scarti di un cantiere in risorse per opere future.

Le infrastrutture come mercato di sbocco

Gli aggregati riciclati trovano già applicazione in numerosi ambiti:

  • sottofondi e sovrastrutture stradali;
  • rilevati e riempimenti;
  • opere di fondazione;
  • recuperi ambientali;
  • interventi di urbanizzazione.

La disponibilità di grandi programmi infrastrutturali può garantire quella continuità della domanda che spesso rappresenta il principale limite alla crescita del settore. A differenza dei cantieri di piccole dimensioni, le opere infrastrutturali consentono infatti una programmazione pluriennale delle forniture, favorendo investimenti negli impianti di recupero e nella qualificazione dei materiali.

CAM Strade: la circolarità entra nei capitolati

Un passaggio importante è arrivato con il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 5 agosto 2024, che ha introdotto i nuovi Criteri Ambientali Minimi per le infrastrutture stradali (CAM Strade). 

I CAM definiscono requisiti ambientali da applicare nella progettazione, costruzione, manutenzione e adeguamento delle infrastrutture stradali, rafforzando il principio secondo cui sostenibilità e circolarità devono essere considerate già nella fase progettuale. Per il settore degli aggregati riciclati ciò significa una maggiore integrazione nei bandi pubblici e nei capitolati, creando condizioni più favorevoli alla diffusione delle materie prime seconde.

Dalla gestione del rifiuto alla progettazione del materiale

La vera sfida oggi non è soltanto aumentare la capacità di recupero, ma progettare l’utilizzo dei materiali riciclati fin dall’inizio del processo. In assenza di una domanda programmata, gli investimenti nella filiera rischiano di rimanere limitati, anche a fronte di elevate capacità di recupero. La logica dell’economia circolare richiede infatti:

  1. pianificazione dei flussi di materiali;
  2. qualificazione tecnica degli aggregati;
  3. integrazione nei capitolati di gara;
  4. coordinamento tra demolizione, trattamento e nuovo utilizzo.

La variabile logistica

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la distanza tra il luogo di produzione del rifiuto, l’impianto di trattamento e il nuovo cantiere. Gli aggregati sono materiali caratterizzati da un basso valore unitario e da costi di trasporto rilevanti. Per questo motivo la prossimità territoriale rappresenta un fattore decisivo sia sotto il profilo economico sia sotto quello ambientale. Lo sviluppo di filiere locali e regionali può quindi diventare uno degli strumenti più efficaci per aumentare l’impiego di materiali riciclati nelle opere pubbliche.

Un mercato destinato a crescere

L’evoluzione normativa, gli investimenti infrastrutturali e la crescente attenzione alla sostenibilità stanno creando condizioni favorevoli per una diffusione più ampia degli aggregati riciclati. I dati ISPRA mostrano inoltre che il recupero di materia continua a consolidarsi come principale modalità di gestione dei rifiuti speciali, rappresentando oltre il 74% delle operazioni effettuate in Italia. Per questo motivo le grandi opere potrebbero trasformarsi nel principale laboratorio della costruzione circolare italiana, contribuendo a ridurre il ricorso alle materie prime vergini e valorizzando i materiali provenienti dalle demolizioni.


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